Medardo Rosso nello studio di boulevard des Batignolles, Medardo Rosso in mostra a Palazzo Altemps

A Palazzo Altemps in mostra le opere di Medardo Rosso

A Palazzo Altemps in mostra le opere di Medardo Rosso – Nelle sale rinascimentali di Palazzo Altemps una mostra che mette in relazione l’antico con il concetto di copia: per la prima volta una monografica dedicata a Medardo Rosso, un artista moderno, internazionale, ed irriverente che ha rivoluzionato materia e forma della scultura. Un’inedita selezione di opere in cera, gesso e bronzo accostata arditamente alle sculture della Collezione Boncompagni-Ludovisi in un confronto stimolante e visionario.

Un grande artista del Novecento italiano in un confronto con l’antico, con le grandi opere del passato; un rimando incrociato alle sculture di Palazzo Altemps in un germogliare di nuovi punti di vista, nuovi bagliori  che si accendono nel rapporto tra luce e materia, originale e sua interpretazione. Circa 30 opere che mostrano il percorso intrapreso da Medardo Rosso tra il 1890 ed il 1910 anticipando le avanguardie artistiche del Novecento, facendo nascere l’idea di copia non più intesa come riproduzione ma come esegesi.

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Medardo Rosso, la scultura è noiosa

Medardo Rosso, Rieuse, Medardo Rosso mostra Palazzo Altemps
Rieuse, 1900 circa (variante dal modello del 1890), bronzo.
Foto Rosso, 1902 circa, stampa moderna a contatto da negativo originale su vetro.
Courtesy Archivio Rosso
A Palazzo Altemps in mostra le opere di Medardo Rosso

Internazionale, irriverente, un  temerario capace di rivoluzionare materia e forma della scultura; un innovatore nella tecnica le cui opere consistono in un’essenza fugace in continua sollecitazione. Questo è Medardo Rosso (Torino, 21 giugno 1858 – Milano, 31 marzo 1928) artista insofferente lontano dagli schemi; un’arte che irrompe tra i marmi levigati di Palazzo Altemps, tra Veneri e filosofi, divinità ed imperatori, con il suo linguaggio contraddittorio, con le sue copie dall’antico dall’estetica e dalla visione concettuale del tutto personale. Contaminazioni che trasformano l’antico mettendolo in contrasto con il moderno, tramandando iconografie in un controverso continuum.

E poi si dirà che non rispetto gli antichi? Voi vedete se li amo ma non per copiarli … È perché sono arrivato a fare altre cose”. 

(Medardo Roso, lettera ai fratelli Eissler, 1903, da Mola 2014)   

Un desiderio di rianimare l’antico che appariva per Medardo una sfida quasi insostenibile in un periodo in cui la scultura era sottomessa alla pittura con il suo unico punto di vista, la sua luce sempre costante ed eguale a quella pensata dall’artista. Una filosofia che non ferma il coraggioso scultore che esegue circa cinquanta sculture da venticinque modelli dall’antico; opere prevalentemente in cera e bronzo testimoni di un interesse per l’antico volto ad esaltarne le potenzialità.

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Il percorso della mostra

Medardo Rosso allestimento Palazzo Altemps
Medardo Rosso allestimento Palazzo Altemps
A Palazzo Altemps in mostra le opere di Medardo Rosso

Un dialogo con le antichità, questa la chiave della mostra che Palazzo Altemps dedica a Medardo Rosso; ambienti dall’intramontabile fascino che accolgono testimonianze del rapporto di Rosso con l’antico in un’antologia di opere dalle complesse sfumature ancora non propriamente indagata in sede espositiva.  Inviolabili potenzialità dell’antico che suscitarono nello scultore un interesse che lo impegno nel tempo con passione e dedizione; potenziali che lo impegnarono anche fuori dall’Italia, attraversando l’Europa tra i primi cinque anni del Novecento.  Opere esposte a Lipsia, Berlino, Desda dove scopre collezioni da cui attingere ed eseguire copie inseguendo i costumi dell’epoca sempre abbracciando una pratica che trae origini secolari. Un artista consapevole di eseguire copie di opere dall’antichità al Rinascimento, sempre, seppur inserendole in contesti innovativi.

Un percorso in mostra a Palazzo Altemps che vuole approfondire i concetti di copia dimostrando come la citazione di Rosso dell’antico non si limiti ad un semplice esercizio di copia; un confronto diretto con l’originale che propone innovative forme di presentazione delle opere affiancate a copie da lui stesso realizzate. Confronti che mettono in evidenza come i canoni di Rosso fossero fortemente radicati nell’arte antica, come “le opere della seconda Grecia, sua succursale, del Rinascimento, sottosuccursale di questa (senza parlare della sotto-succursale di queste catalogate giustamente come Impero, completamente fermacarte del signor Antonio Canova) sono tra le epoche più chiuse nell’oggettivismo”.

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Non solo gruppi scultorei; così come avvenne per grandi pittori e scultori tra Ottocento e Novecento come Degas e Brancusi, si accostano alle sculture in cera, gesso e bronzo, scatti che ritraggono Rosso accanto alle sue opere. Una ricerca autonoma che integra e non sostituisce l’incessante lavoro di rielaborazione delle immagini, delle sculture a partire dai primi anni del Novecento. Opere fotografate e poi rese in ingrandimenti, scontornature e collages in cui il caso la fa da padrone. Fotogrammi che consegnano Rosso alla storia; testimonianza di chi ha saputo vedere ben oltre il proprio tempo aprendo la strada a manipolazioni ed immagini che si accostano alla contemporaneità.

Le opere di Medardo Rosso in mostra

Medardo Rosso, L’Enfant malade nell’atelier, mostra Palazzo Altemps
L’Enfant malade nell’atelier in bouleverd des Batignolles, 1898 circa, stampa moderna a contatto da negativo originale su vetro, cm 17,8 × 11,5. Sul fondo il gesso della scultura Paris la nuit, con la base ancora integra Courtesy Archivio Rosso Medardo Rosso in mostra a Palazzo Altemps

Bambine sorridenti in istantanee che colgono l’attimo fuggente (Medardo Rosso, Bambina ridente, 1889); bambini  in nell’abbaglio effimero  di un’espressione contorta dal luccichio del sole (Medardo Rosso, Enfant au soleil, 1891-1892); figure allungate, oblique in una visione che include simultaneamente tutti gli elementi (Medardo Rosso, L’uomo che legge, 1894). Traguardi creativi che sintetizzano un lungo percorso di ricerca che annulla qualsiasi legame iconografico con la realtà; “fantasmi della forma” che divengono arte solo dopo un fugace incontro di sguardi (Medardo Rosso, Ecce puer, 1906); reinterpretazioni di statue bronzee realizzate verso la metà del Quattrocento per l’altare del Santo nella Basilica di Sant’Antonio a Padova realizzate in serie di repliche (Medardo Rosso, San Francesco da Donatello, 1892-1893).

Una narrazione del primo artista ad utilizzare cera e gesso in una scultura finita in un susseguirsi ritmico di arte, fotografia e copia dall’antico.

Ilenia Maria Melis

Medardo Rosso

Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps

piazza di Sant’Apollinare, 46 – Roma

fino al 2 febraio 2020

www.museonazionaleromano.beniculturali.it

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