A Palazzo Barberini si rinnova l’allestimento delle sale del Cinquecento

A Palazzo Barberini si rinnova l'allestimento delle sale del Cinquecento

A Palazzo Barberini si rinnova l’allestimento delle sale del Cinquecento; un intervento, iniziato nel 2017, che conclude i lavori di riqualificazione del piano nobile di Palazzo Barberini e che ha visto rinnovare le sale nelle strutture architettoniche, nell’impianto di illuminazione, nella grafica e negli apparati didattici. Un progetto, a cura di Flaminia Gennari Santori, con Maurizia Cicconi e Michele Di Monte, che vede esposte 42 opere appartenenti alle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, a cui si aggiungono una serie di prestiti temporanei da collezioni pubbliche e private. Un percorso estatico che spazia tra le opere cinquecentesche inerpicandosi dapprima lungo lo scalone borrominiano, per poi spiegarsi tra le sale accolti dalla monumentale Velata di Antonio Corradini (1743).

Un’esposizione che, seguendo un ordine cronologico-geografico, tocca diversi momenti tematici e approfondimenti monografici.

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Percorso lo scalone d’onore, opera di Borromini, si giunge alla terza rampa, dove un leone vigile introduce idealmente i visitatori alla mostra ospitata nelle sale del Cinquecento di Palazzo Barberini. Ancora divinità e dame velate annunciano la bellezza bellezza che si offre dinanzi agli occhi tra volte affrescate e stucchi multiformi; iconografie ricche che ornano le sale del piano nobile, un tempo angolo privato della duchessa Renata di Lorraine-Mayenne de Guise. E passando dalle sale degli Sforza all’appartamento di Anna Colonna, si aprono le sale del Cinquecento tra favole mitologiche e dipinti a carattere religioso. Oggetti di preghiera, meditazione e arredo in un filone mistico alimentato da pratiche e rituali devozionali; un genere che, pur attingendo a retaggi di venerabili immagini, si fa sperimentazione iconografica in un susseguirsi di soluzioni inedite che alimentano la tradizione iconografica.

Ed è così che anche l’icona della Vergine con il Bambino rinuncia al suo rapporto con lo spettatore, ormai fine intenditore d’arte. Proseguendo il viaggio nell’arte cinquecentesca di Palazzo Barberini, d’improvviso si è colpito dal luminoso rifulgere del capolavoro di Lorenzo Lotto, Lo sposalizio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari (1524); l’immagine si offre agli occhi del visitatore nella sua vivida perfezione. Un’opera specchio di perfezione pensata per essere collocata nella camera dei novelli sposi Marsilio e Faustina Cassati; ed è, infatti, un matrimonio quello celebrato da Lotto in questa tela, uno sposalizio mistico che vede Santa Caterina d’Alessandria unirsi a Cristo. A presiedere e benedire le nozze, la Vergine Maria che mostra le due vie del Signore: quella della faticosa erudizione di Girolamo, è quella dell’amorevole carità di Caterina.

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Immagini in cui si delineano differenti linguaggi figurativi frutto di una cultura variegata e composita; ed è così che germogliano figure come Tiziano, Giovanni Bellini e il Sodoma, inarrestabili artefici di bellezza.

Ritratti che sfilano immortali sfidando convenzioni e cliché; e tra tutti, spicca la Fornarina, musa ispiratrice di Raffaello, donna qualunque, amata misteriosa dell’artista, marchiata dal suo nome. Opere che vogliono andare oltre le “regole dell’arte”, scardinando quelle tecniche di bottega tramandate da maestro ad allievo.

Effigi che popolano Palazzo Barberini trasformando l’immagine dei Barberini in un vero e proprio culto. Immagini e sculture che omaggiano quegli antenati che nel XVII secolo erano un vanto della collezione statuaria classica dei Barberini. Celebrazioni che omaggiano il vero artefice della fortuna della famiglia, il pontefice Urbano VIII, ampiamente ritratto da Gian Lorenzo Bernini; ritratti di famiglia in cui si affollano principi, broni e dignitari assiepati in chiese affollate allestite di tutto punto (Andrea Sacchi, Jan Miel e Filippo Gagliardi, La celebrazione del centenario dell’Ordine dei Gesuiti, 1641).

Ilenia Maria Melis

Riapertura delle sale del Cinquecento restaurate

Palazzo Barberini

via delle Quattro Fontane, 13 – Roma

biglietto intero 10,00 Euro

www.barberinicorsini.org

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