A Palazzo Braschi Artemisia Gentileschi, tra arte e mistero

Al Museo di Roma a Palazzo Braschi fino al 7 maggio è in corso un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una donna coraggiosa e determinata, un’intellettuale effervescente che non si fermò di fronte agli ostacoli della vita, né alla sublime tecnica pittorica, ma seppe declinarla al volere dei committenti assorbendo dalla contemporaneità così come dai maestri del passato: Artemisia Gentileschi e il suo  tempo. La mostra, ideata da Nicola Spinosa, offre una lettura innovativa di una rappresentante femminile dell’arte raccontandone, non tanto il personaggio, quanto la sua figura artistica, la capacità di stare nel suo tempo ma, al contempo, fuori guardare oltre il presente. Una esposizione che ben si sposa con gli spazi che la ospitano.

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Danae

La mostra

Un progetto intenso durato tre anni che ha prodotto un risultato emozionante con una delle più grandi mostre dedicate ad Artemisia Gentileschi. La storia appassionante di una donna dotata di grande talento, di una passione che vibra nelle belle sale che ospitano i suoi quadri: 95 capolavori della pittura contemporanea all’artista da ben 80 differenti provenienze, tra i quali 29 splendidi dipinti di Artemisia selezionati con severità. Opere che restituiscono un ritratto dell’artista mediato dai rapporti che ebbe con gli altri esponenti dell’arte del suo tempo; ritratto di una donna dalla forte volontà e dal grande temperamento, in grado di appassionare il pubblico in quanto antesignana dell’affermazione del talento femminile.

Chi era Artemisia?

Artemisia, una donna con una personalità molto forte, ma che riuscì a mettersi in contatto con la società a cui apparteneva. Prima il trasferimento a Firenze dovuto ad una violenza subita a Roma da parte di Agostino Taffi; poi, sposa di con un uomo che non amava. Successivamente, l’ingresso nella corte di Cosimo II che le apre le porte del suo palazzo; ancora, l’incontro fortuito il nipote di Buonarroti che la sceglie ponendola assieme ai pittori fiorentini inseriti in questa splendida mostra.

Determinata ed eroica vince il confronto con gli antagonisti maschili; lei, che raffigura donne giovani, un genere questo che le apre le porte per lavorare nella nobiltà del tempo.

Le scoperte esposte

Tra le scoperte esposte nell’esposizione, l’opera dipinta per Giuditta Corsini in una Firenze dall’alto valore intellettuale. Artemisia qui conosce Galileo Galilei; un incontro che influenzerà alcune sue opere raffiguranti le idee del filosofo, astronomo e matematico considerato il padre della scienza moderna.

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Susanna e i vecchioni

Una bellezza semplice, orgogliosa e colta che probabilmente le facilitò l’ingresso nelle corti assecondando un salto culturale che le permise di accedere all’Accademia del disegno fondata dal Vasari.

Vicende controverse

Una donna che però suscitò in passato più interesse per le vicende della sua vita invece che per la sua arte. Stereotipi tra i quali è inserito il suo essere camaleontico in grado di adattarsi allo stile ed alle richieste dei suoi committenti. Una mostra che restituisce ad una grande artista la dignità che le spetterebbe da secoli.

Un percorso espositivo che segue le diverse fasi artistiche fino a tutta la metà del Seicento, partendo dalle prime attività nella bottega del padre, passando per gli spostamenti ogni 7/8 anni da Roma dove lavora inizialmente; poi Firenze ed il ritorno intramezzato dalle tappe a Venezia. Una esposizione che non racconta solo la biografia dell’artista, per altro in parte romanzata, ma che propone anche le vicende che hanno portato Artemisia ad entrare in rapporto con il mondo maschile dell’arte del suo tempo restituendone una visione personale di altissimo livello.

Le opere in mostra

Oltre ai magnifici capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, anche la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet del Národní galerie v Praze di Praga, solo per citarne alcuni: dopo i dipinti della prima formazione presso la bottega del padre Orazio, quelli degli anni fiorentini, segnati dai lavori dei pittori conosciuti alla corte di Cosimo de Medici come Cristofano Allori e Francesco Furini, ma anche le tangenze con Giovanni Martinelli; altri che recano echi, e non solo, della sua amicizia e frequentazione con Galileo, come del mondo, allora nascente, del teatro d’opera.

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Ester e Assuero

Viaggio nell’esposizione

Scandite all’interno di un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni d’oro a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d’ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole.

A concludere, i dipinti eseguiti nel periodo napoletano, quando ormai Artemisia può contare su una sua bottega e sulla protezione del nobile Don Antonio Ruffo (1610-1678), lavori in cui, grazie ai confronti, sarà possibile capire il suo rapporto professionale coi colleghi partenopei: da Jusepe de Ribera e Francesco Guarino a Massimo Stanzione, Onofrio Palumbo e Bernardo Cavallino; tele come la splendida Annunciazione del 1630 – presente anch’essa in mostra – paradigmatiche di questa fiorente contaminazione, scambio e confronto.

Ilenia Maria Melis

 

Artemisia Gentileschi e il suo tempo

Museo di Roma – Palazzo Braschi

Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10

www.museodiroma.it

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