Il Tesoro dell'Antichità e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento

Ai Musei Capitolini Winckelmann e il Tesoro di Antichità di Roma

“Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui è il Tesoro delle antichità di Roma e qui ci si può trattenere in tutta libertà dalla mattina alla sera”. Queste le parole di Johann Joachim Winckelmann in seguito alla sua prima visita al Museo Capitolino nel dicembre del 1755; giunto a Roma da appena tre settimane non poté non rimanere estasiato dalla maestosità della sua collezione e dal rapporto che i visitatori potevano instaurare con le opere all’interno di uno scrigno di veri e propri tesori dell’antichità. Gli scambi epistolari con i suoi amici fanno ben comprendere l’entusiasmo e la sorpresa che lo colse così come la frenesia di visitare il maggior numero di collezioni che lo travolse.

Hubert Robert, Piazza del Campidoglio
Hubert Robert, Piazza del Campidoglio, 1762, Collection Musée de Valence, art et archéologie, inv. D 64 Foto © Musée de Valence, photo Philippe Petiot

La mostra

Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento, con una selezione di 124 opere che si sommano alla collezione permanente, alcune provenienti dai Musei Vaticani, si diffonde lungo tre sale espositive del Museo aprendo le porte delle Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, delle Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e delle Sale del Palazzo Nuovo in un percorso suggestivo tra le antichità ed il pensiero di un grande studioso ed amante dell’arte.

Winckelmann costituì una figura di enorme importanza per il mondo dell’arte; sino alla sua tragica morte avvenuta a Trieste nel 1768, si dedicò nel definire i criteri fondamentali del Neoclassicismo tardo-settecentesco gettando le basi per la moderna archeologia fondata sulla classificazione stilistica e cronologica delle opere.

I Musei Capitolini nel Settecento

Una figura affascinante che i Musei Capitolini vogliono celebrare a 300 anni dalla nascita con una mostra che narra l’importanza del museo nel Settecento ed il rilievo di Winckelmann nella storia del patrimonio artistico della galleria, primo museo pubblico d’Europa destinato alla conservazione ma anche alla promozione della “magnificenza e splendor di Roma”.

Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, veduta dell’Atrio Foto di Zeno Colantoni
Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, veduta dell’Atrio Foto di Zeno Colantoni

Nella piazza cinquecentesca, opera di Michelangelo, si aprono i tre palazzi destinati a museo delle antichità già nel Cinquecento, quando Sisto IV donò al “Popolo Romano” quattro statue bronzee di inestimabile valore, la Lupa, lo Spinario, il Camillo e la Testa colossale di Costantino. Ben presto il nucleo di sculture collocate lungo la facciata esterna del Palazzo dei Conservatori fu arricchito grazie ad importanti acquisizioni; giunsero reperti sì dagli scavi urbani, ma vennero anche convogliate qui dal Vaticano tutte le statue considerate pagane da Pio V e per questo allontanate dal cuore della cristianità. A Clemente XII si deve l’apertura di una vera e propria sede museale (1734) con l’acquisizione di statue e ritratti dalla Collezione Albani. Nel 1797 a seguito del Trattato di Tolentino alcune sculture finirono in Francia ad arricchire i musei parigini; l’interessamento di Antonio Canova ne riportò buona parte a casa dopo la caduta dell’impero napoleonico. Quella che segue è una storia di acquisizioni, recuperi e cambi di destinazioni di un museo da considerarsi uno dei più belli della Capitale, contenitore di un patrimonio inestimabile.

Le opere che tornano a casa

Così la mostra si dimostra essere occasione unica per ricongiungere opere allontanatesi per le vicissitudini della storia e del tempo: tornano a ricongiungersi dopo trecento anni le sculture antiche delle Staatliche Kunstsammlungen di Dresda un tempo esposte a Palazzo Albani alle Quattro Fontane; le vedute ed i disegni in sanguigna dell’artista francese Hubert Robert (1733-1808) divise tra il Getty Museum di Los Angeles ed i musei di Valence e Valenciennes, testimonianza affascinate della piazza capitolina nella seconda metà del ‘700; o i ritratti dei papi e delle personalità del tempo opera di Pompeo Batoli (1708-1787) provenienti dal Museo del Prado e dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini.

Tripode in marmo, età adrianea, Paris, Musée du Louvre, inv. MA 990 Foto © Musée du Louvre, Dist. RMN-Grand Palais / image Musée du Louvre
Tripode in marmo, età adrianea, Paris, Musée du Louvre, inv. MA 990 Foto © Musée du Louvre, Dist. RMN-Grand Palais / image Musée du Louvre

La bellezza delle opere esposte circonda il visitatore riempiendo gli occhi ed il cuore avvinto da cotanto splendore; si aprono lunghi e luminosi i corridoi che conducono alle sale ricolme di opere. Si rimane abbagliati dai materiali così lucenti e perfetti da sembrar provenienti da manifattura moderna; in una passeggiata nel tempo si possono ammirare alti tripodi in marmo, statue egittizzanti che si stagliano su fondali antichi, vedute e ritratti di un tempo che fu che donano un sapore onirico alla visita.

F.G. Doell, Winckelmann, 1782, Musei Capitolini, Protomoteca inv. Pro 47 Foto di Zeno Colantoni
F.G. Doell, Winckelmann, 1782, Musei Capitolini, Protomoteca inv. Pro 47 Foto di Zeno Colantoni

L’interpretazione di Winckelmann

La mostra offre un percorso espositivo suggestivo e fortemente immersivo in cui sono ricreati allestimenti espositivi andati perduti nel tempo, in cui “perdersi” come in un sogno settecentesco. Ad aiutare l’avventore anche l’ausilio della realtà virtuale per scoprire i luoghi in cui Winckelmann abitò, le biblioteche, le ville ed i palazzi che frequentò uno dei padri della moderna storia dell’arte. Un viaggio in cui le stesse opere raccontano la propria storia tramite una lettura operata dallo studioso che ne mette in evidenza l’influenza nell’interpretazione e nella valutazione stilistica dei capolavori capitolini.

Una celebrazione eccezionale del primo museo moderno creato per promuovere lo splendore e la bellezza di Roma per mezzo di un “Novello Colombo” innamorato dell’arte.

Ilenia Maria Melis

 

Il Tesoro di Antichità

Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento

fino al 22 aprile

Musei Capitolini

Piazza del Campidoglio – Roma

www.museicapitolini.org

www.museiincomune.it

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