Al Chiostro del Bramante, Jean-Michel Basquiat, il re della cultura newyorkese degli anni Ottanta

Dopo 17 anni  Jean-Michel Basquiat torna al Chiostro del Bramante con una mostra che raccoglie alcune delle sue opere più note appartenenti alla Mugrabi Collection: Jean-Michel Basquiat – New York City. Circa 100 lavori tra oli acrilici, disegni, serigrafie e ceramiche, inclusi i pezzi frutto dell’importante collaborazione con Andy Warhol, a presentare J.M. Basquiat, figura iconica e controversa della cultura newyorkese degli anni Ottanta. Una mostra retrospettiva disposta in maniera cronologica che ripercorre tutta l’arte di Basquiat partendo dai primi lavori.

Chi era Jean -Michel Basquiat?

Un amore per l’arte che inizia da autodidatta in tenera età, sulla strada, sua scuola di vita e luogo di espressione prediletto, tra i giovani creativi di Downtown a New York. Poi un sogno, quello di diventare “re”; un obiettivo ambizioso ma che il giovane Basquiat non smise mai di inseguire, credendo fino in fondo a ciò che per gli altri poteva sembrare un’utopia, un delirio.

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A diciassette anni, al suo rientro in famiglia dopo l’ennesima fuga da casa, disse al padre, suggellando i suoi intenti: “Papà un giorno diventerò molto, molto famoso”. Un imperativo che non tardò ad avere riscontro: già a diciannove anni fu notato per la sua tendenza alla poesia di strada che seguiva la musica hip hop.

Poi nel 1981 René Ricard, poeta e critico già vicino a molti importanti artisti del tempo, ebbe la lungimiranza di leggere il destino di un imberbe talento che ancora doveva esprimersi pienamente nel nascente supermarket dell’arte.

QUI IL VIDEO DELLA MOSTRA

È cool avere vent’anni ed essere arrivati mentre centinaia di giovani artisti vanno lasciando le diapositive dei loro lavori qua e là […] ma la crassa volubilità del mercato degli speculatori può avere un effetto deleterio sulla futura carriera dell’artista […]. Qui non si tratTa più di collezionare arte, ma di comprare individui. Non è un pezzo firmato SAMO. È un pezzo di SAMO” (René Ricard, The Radiant Child, in “Artforum”, 1981). Ricard anticipò qualcosa di importante riguardo a Basquiat, un concetto profetico che vedeva il mercato dell’arte come un baratro pronto a fagocitarlo.

Il mercato fu infatti per Basquiat un fattore molto importante; entrato negli anni Ottanta in una nuova epoca grazie all’esplosione economica degli Stati Uniti, iniziò a confluire un’interessante mole di denaro verso l’arte con una conseguente manipolazione degli artisti, condizionando conseguentemente l’arte e il suo mercato. Basquiat fu quindi fatto a pezzi, non solo a causa della sua tendenza autodistruttiva, ma anche dai nuovi meccanismi dell’arte; passato in poco tempo dal nulla a manipolare grandi quantità di denaro, fu trasformato in una merce di scambio che sulla piazza disponeva sempre più di moneta.

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Il legame con Andy Warhol

Forte il legame con Andy Warhol, il padre che “non aveva avuto”, l’unico che sembrava comprenderne l’arte. Un sodalizio che diede vita ad una mostra che suscitò molte polemiche in quanto ritenuta un’operazione commerciale. Da questo evento conseguì il distacco da Warhol; un misto di dolore affettivo e polemiche che rappresentarono la goccia che fece traboccare il vaso trascinando l’artista nel baratro dell’eroina.

Travolto dalla situazione divenne vittima sacrificale; la vita di Basquiat, il suo malessere, fattori cruciali per comprendere la fibra di una nuova epoca, in cui SAMO è esplosione d’arte con i suoi graffiti, le sue poesie che seguono l’eco della strada, le sue frasi criptiche in cui emerge l’utilizzo della scrittura per urlare contro le ingiustizie, in particolare la condizione del popolo nero. Dichiarazioni esistenziali in cui emerge il fluire di un pensiero continuo coadiuvato dalla musica, sua costante passione, sempre presente nei suoi dipinti; espedienti che lo aiutano a sopravvivere, a scoprire un’essenza artistica celata nel profondo della sua anima.

Influenze artistiche

Un’arte con una forte componente tratta dal Primitismo, da tratti che lo facevano accostare a Picasso; opere che andavano a fondo in quelle che erano le radici dell’arte facendo emergere gli albori della cultura nera. Rappresentazioni infarcite di riferimenti storici, da Leonardo da Vinci a Napoleone, attinenze alla scienza e alla musica; relazioni nate dall’insaziabile curiosità coltivata nell’infanzia facendo propri elementi tratti dai libri, generando un mix di differenti espressioni.

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Un’individualità che non smette di affermare tanto da scegliere una corona come firma, quel monile che lo investirà di dignità regale nel mondo dell’arte. E tra i suoi graffiti, i suoi disegni, Basquiat muore di overdose a soli ventisette anni; una fine inevitabile per una vita divisa tra genio e sregolatezza.

Così, a quasi trent’anni dalla morte, avvenuta nell’agosto del 1988, Jean-Michel Basquiat continua ancora oggi ad affascinare il pubblico di tutto il mondo per i suoi lavori ed il suo linguaggio.

Ilenia Maria Melis

 

Jean-Michel Basquiat. New York City (Opere dalla Mugrabi Collection)

fino al 2 luglio 2017

Chiostro del Bramante

Via della Pace – Roma

www.chiostrodelbramante.it

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