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Al Museo Barracco Il Leone e la Montagna

    Museo Barracco Leone Montagna mostra
    Ricognizioni in Sudan, Il Leone e la Montagna
    Ricognizioni preliminari per l’apertura del cantiere (area del chiosco B2300)
    Il Leone e la Montagna, Museo Barracco di Roma

    Patrimonio mondiale UNESCO dal 2003, l’area archeologica del Jebel Barkal, nel Sudan del nord, prende il nome dalla montagna che ne domina il paesaggio, in arabo jebel. Circa 80 metri di arenaria che si stagliano su di un’area desertica intervallata da arbusti; il Nilo che rende fertili le terre scorre poco lontano donando prosperità al territorio. In questi territori la Missione Archeologica Italiana ha operato per 45 anni. Un’attività iniziata nel 1973 da Sergio Donadoni, professore di Egittologia all’Università La Sapienza di Roma. Statue di leoni, resti di templi, statuette in calcare, lucerne e un anello in bronzo, questi i primi ritrovamenti; ma è al 1978 che risale la scoperta più significativa: il Palazzo Reale di Natakamani, fulcro dell’attività archeologica dei successivi quaranta anni.

    Nel 1989 Donadoni lascia la missione affidandola all’egittologo Alessandro Roccati. Un’inondazione sommerge per mesi le abitazioni di Karima, l’area archeologica, ma anche la casa della Missione; la ricerca subisce un arresto.

    Nel 2011 la direzione passa ad Emanuele Ciampini, docente di Egittologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia; il progetto si rinnova grazie all’apporto di giovani ricercatori che regalano innovazione al sito archeologico portando avanti un progetto di fruizione più agevole da parte dei visitatori.

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    Fasi del lavoro al cantiere Missione Archeologica Italiana in Sudan
    Fasi del lavoro al cantiere
    Il Leone e la Montagna, Museo Barracco di Roma

    Il Palazzo Reale di Natakamani (I secolo d.C.) si presenta come un insieme di edifici di differenti dimensioni e destinazioni; si tratta di un sistema di edifici il cui fulcro centrale è il Palazzo Reale B1500. Ad oggi rimane solo la piattaforma di fondazione, una struttura in fango a pianta quadrata (61 metri) dell’altezza di 1,80 metri; questa piattaforma rappresentava una solida base per le costruzioni che in questo modo risultavano maggiormente visibili ed erano protette dalle inondazioni. Qui si impostavano i piani superiori del palazzo che potevano raggiungere i 10 metri d’altezza.

    Veduta del palazzo dalla sommità del Jebel Barkal
    Veduta del palazzo dalla sommità del Jebel Barkal
    Il Leone e la Montagna, Museo Barracco di Roma

    Una delle caratteristiche che colpisce maggiormente del palazzo è la sua architettura: una commistione di differenti tradizioni elaborate formulando nuovi modelli. Pareti intonacate di bianco in cui il candore era interrotto ad intervalli regolari da lesene in rosso e blu; un peristilio centrale con colonne dipinte nelle basi e nei capitelli; muri decorati da terrecotte smaltate in verde chiaro e blu egizio con soggetti che variavano dal dio-leone Apedemak ai volti dionisiaci di tipo ellenistico. Così dobbiamo immaginare questo maestoso palazzo simbolo di una civiltà sorta nei pressi della quarta cateratta del Nilo ai piedi di una montagna sede divina e per questo detta Cappella Divina. Ed a sorvegliare le porte che nei quattro lati rappresentavano il varco di accesso al palazzo, grandi leoni (in mostra presente un calco), animali sacri al dio meroico Apedemak, il dio creatore, guardiano e protettore.

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    • Terracotta architettonica con immagine dionisiaca, Museo Barracco, Il Leone e la Montagna
    • Lampada a olio in bronzo, Museo Barracco, Il Leone e la Montagna

    Numerosi i reperti legati al corredo cerimoniale che il Palazzo di Natakamani ha restituito: lampade bronzee simili a quelle di fattura romana, simbolo di scambi tra le corti; tavolette votive in miniatura che testimoniano l’usanza di fare offerte ai defunti; pendenti e scarabei di un colore azzurro vivo noto nell’antico Egitto come TeHenet, la brillante. Oggetti associati alla sfera regale, ma anche a quella privata nel periodo meroitico.

    Una cultura, quella meroitica, che ha dato vita ad un quadro originale, in una fusione di influenze per la prima volta raccontate al Museo Barracco di Roma attraverso Il Leone e la Montagna, un excursus su quasi cinquanta anni di Missione Archeologica Italiana, sul grande apporto dato dagli studiosi. Un quadro che offre un interessante scorcio su quella che fu una fiorente realtà dell’Africa Antica.

    Ilenia Maria Melis

    Il Leone e la Montagna. Scavi Italiani in Sudan

    Museo di Scultura Antica Giovanni BArracco

    Corso Vittorio Emanuele, 166/A – Roma

    fino al 19 gennaio 2020

    www.museobarracco.it

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