Alberto Savinio, incanto e mito a Palazzo Altemps

Savinio Incanto e mito a Palazzo Altemps, ph Studiozabalik

Alberto Savinio, incanto e mito a Palazzo AltempsL’eclettico Alberto Savinio irrompe con la sua esplosione di colori fra le forme classiche di Palazzo Altemps in una mostra monografica in corso fino al 13 giugno 2021: Savinio. Incanto e mito, a cura di Ester Coen. Circa 90 lavori selezionati tra dipinti e opere grafiche che lasciano emergere i molteplici interessi dell’artista in un viaggio per immagini tra musica, letteratura, pittura e teatro.

Un dialogo tra discipline umanistiche, questo il fil rouge della mostra monografica che Palazzo Altemps dedica ad Alberto Savinio (Andrea de Chirico, 1891-1952); un intellettuale eclettico, dalla straordinaria complessità, capace di intessere dialoghi avvincenti tra pittura, teatro, musica e letteratura grazie ad un linguaggio visionario e all’avanguardia. Dettagli messi pienamente in luce dall’innesto delle sue opere nella collezione di arte antica del Museo.

Esplosioni di luce e colore che giocano con la statuaria classica e con le decorazioni di Palazzo Altemps creando connessioni, rimandi, accordi e corrispondenze. Una sfilata di opere di Alberto Savinio che mette in luce la particolarità di una poetica che coniuga antico e moderno; circa 90 opere, con un focus tra il 1925 e il 1931, in un gioco di citazioni e decostruzioni di racconti leggendari e mitici. Immagini caleidoscopiche per una scarica di arte folgorante.

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Alberto Savinio in pillole

  • Alberto Savinio, Promenade Pompéienne
  • Alberto Savinio, Monumento ai giocattoli

Nato in Grecia, fratello del pittore Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene, 25 agosto 1891 – Roma, 5 maggio 1952), inizia la sua eclettica carriera artistica studiando pianoforte e composizione al conservatorio di Atene dove si diploma a pieni voti nel 1903.

Trasferitosi a Monaco di Baviera alla morte del padre (1905), Savinio continua ad approfondire lo studio della musica; ma le sue composizioni non hanno successo e quindi si trasferisce nuovamente, questa volta a Parigi, dove entra in contatto con alcuni esponenti delle avanguardie artistiche (Pablo Picasso, Jean Coeteau, Guillaume Apollinaire). Risale proprio a questo periodo la nascita dello pseudonimo di Alberto de Chirico.

Il 1915 segna il ritorno in Italia assieme al fratello Giorgio; entrambi si arruolano nell’esercito italiano e vengono destinati al XXVII reggimento di fanteria a Ferrara. Con il fratello stringe amicizia con Filippo De Pisis, Corrado Govoni e Carlo Carrà. Nel corso del periodo ferrarese, in Savinio germoglia l’idea della pittura metafisica. Inviato come interprete sul fronte macedone a Salonicco nel 1917, pubblica il suo primo romanzo, Hermaphodito, ed inizia a collaborare con una nuova rivista, Valori Plastici, diretta da Mario Broglio.

Uno scorcio della mostra dedicata ad Alberto Savinio, ph Studiozabalik
Uno scorcio della mostra Savinio. Incanto e mito
(ph. Studiozabalik)

Tra il ’25 e il ’26 entra in contatto con il Teatro d’Arte di Roma di Luigi Pirandello; scrive il Capitano Ulisse e porta in scena La morte di Niobe con costumi e scene di de Chirico. Trasferitosi a Parigi nel 1926, sposa l’attrice Maria Morino; questo momento segna l’inizio della carriera di Savinio pittore. È il 20 ottobre 1927 quando viene inaugurata la sua prima mostra di pittura presso la Gelerie Bernheim di Parigi. Nel 1930 espone anche in Italia, prima a Milano, poi a Venezia.

Proseguono negli anni le pubblicazioni letterarie, così come le collaborazioni con le riviste (Domus, la rivista diretta da Gio Ponti) o con i teatri. Il 5 maggio 1952 Alberto Savinio si spegne improvvisamente a Roma.

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L’arte di Savinio in mostra

  • Uno scorcio della mostra a Palazzo Altemps, Savinio, Incanto e mito, ph Studiozabalik
  • Savinio, Le rêve du poète, Savinio. Incanto e mito, ph Studiozabalik
  • Alberto Savinio, Prometeo Savinio. Incanto e mito Palazzo Altemps

Bozzetti, schizzi, disegni, esplosioni di colore in tutte le sue forme in un gioco sarcastico e pungente che affonda le proprie radici in una filosofia greca riletta attraverso i pensatori tedeschi di fine Ottocento. Un mondo estroso, eppure così mutevole e crudele che Savinio racconta nelle sue opere attraverso un’immaginazione che assume connotati esplosivi. Tracce di una memoria stratificatasi nel tempo attraverso saperi, usi e tradizioni che ci conducono in un percorso che dall’infanzia si spinge agli incontri illuminati con personalità rivoluzionarie; miraggi di un tempo amplificato.

Ed è così che le forse si assemblano sovrapponendosi l’una all’altra in una costruzione piramidale sospesa tra realtà e fantasia, immaginazione e meraviglia (Alberto Savinio, Isola dei giocattoli, 1930). Echi di una gioventù che desidera sperimentare la propria creatività muovendosi tra le sembianze più familiari del reale. Opere in dialogo tra loro che lasciano emergere drammi in cui la punizione del racconto biblico assume connotati fantastici (Alberto Savinio, Sodome, 1929; Alberto Savinio, Gomorrhe, 1929).

  • Alberto Savinio, Prometeo, mostra Savinio Palazzo Altemps
  • Alberto Savinio, Poema marino, mostra Palazzo Altemps

Geometrie, architetture illusorie, invasioni pittoriche e scene che si intersecano in continui rimandi, sovrapposizioni dai colori vividi; e così, nella Sala Grande del Galata, domina il grande fondale di scena disegnato da Savinio, Hoffmann e la Musa. Forme e stilemi del mondo classiche attraverso le quali l’artista si muove ricreando scene e costumi di un’opera poco nota; metamorfosi, amore e artificiosità proprie del teatro. Immagini accompagnate da voci e suoni che catapultano il visitatore in un mondo onirico.

E continuando a seguire le opere di Savinio come note impresse in uno spartito, i ritmi si ripetono fondendosi con ambienti popolati da ninfe, satiri e muse; un susseguirsi di metamorfosi che interessano dei ed eroi (Alberto Savinio, Apollo, 1931); Alberto Savinio, Orfeo, 1929 circa).

Spazi intimi, paesaggi arcaici, personificazioni terrifiche che incombono preannunciando quello che sta per accadere; ed ecco apparire i Centauri, primitive creature all’origine della storia dell’umanità (Alberto Savinio, Bataille de centaures, 1930). Rituali metamorfici dove uomo e animale si mescolano; immagini che sembrano aver perso ogni logica naturale. Una narrazione che si chiude tra paesaggi multiformi in un universo disorientato e perturbante, sintesi dell’alfabeto artistico di Alberto Savinio.

Ilenia Maria Melis

Savinio. Incanto e Mito

Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps

piazza di S. Apollinare, 46 – Roma

fino al 13 giugno 2021

museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-altemps

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