Andy Warhol, la vera essenza della Pop Art - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

Andy Warhol, la vera essenza della Pop Art

Un condensato di colori, musica e luci psichedeliche, questa la mostra realizzata al Complesso del Vittoriano in occasione del novantesimo anniversario della nascita del genio iconico che inventò la Pop Art, Andy Warhol.

Un viaggio nelle origini artistiche della Pop Art; un racconto per immagini per comprendere la genesi e l’evoluzione di Warhol, genio iconico, non solo come artista ma anche come uomo.

 

Andy Warhol Self Portrait, 1986 Serigrafia su cotone (t-shirt), 70x60 cm Collezione privata, Monaco (MC) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol
Andy Warhol, Self Portrait, 1986
Serigrafia su cotone (t-shirt), 70×60 cm
Collezione privata, Monaco (MC)
© The Andy Warhol Foundation for the Visual – Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

Andy Warhol genio fuori dal coro

Oggi Warhol è universalmente riconosciuto come un genio anticonformista, ma la sua carriera, soprattutto all’inizio, non fu così rosea: etichettato come “Andy lo straccione”, non fu particolarmente apprezzato dalla critica che non riusciva a comprendere la genialità delle sue opere iconiche sempre fuori dal coro. Un esordio difficile che lo spinse a cercare sempre nuove opportunità che gli permettessero di emergere e di esprimere il proprio genio. Così a New York, dopo una breve esperienza da vetrinista, si cimenta nel disegno di gioielli ed accessori moda.

Un artista capace di trasfigurare gli oggetti di uso comune, come la celebre minestra in scatola, la Campbell’s Soup, che Warhol prende dagli scaffali dei supermercati per consegnarla all’Olimpo dell’arte. Da sempre affascinato dagli oggetti di uso comune, quelli capaci di abbattere il divario tra ricchi e poveri, Andy Warhol condizionò le masse grazie ad immagini iconiche specchio del pensiero della moderna società.

La sua morte, giunta inaspettata il 22 febbraio del 1987, lasciò il mondo orfano di un mostro sacro che cambiò il corso della storia con le sue serigrafie.

 

Andy Warhol, allestimento mostra (Foto di Gianfranco Fortuna)
Andy Warhol, allestimento mostra (Foto di Gianfranco Fortuna)

Andy Warhol, la mostra

Oltre 170 opere in un condensato di arte, colori, musica, cinema, modo, connotati caratterizzanti un personaggio che tracciando un percorso oltre gli schemi stravolse in maniera radicale le precedenti definizioni estetiche. Serigrafie multicolore che catturano l’avventore abbagliandolo e catapultandolo nel mondo multiforme di Warhol. Espressioni e riflessioni di un personaggio che trovava nell’espressione artistica il valico alla timidezza, alla non completa accettazione di se stesso che lo portò persino ad indossare una parrucca argentea che diverrà il suo punto di forza.

Un percorso tra le caratteristiche principali del padre della Pop Art partendo dalle icone del Cinema con i ritratti di Marilyn Monroe sino ai personaggi di spicco della politica con Mao Tse-tung; uno spaccato dedicato agli anni 70 in una nicchia che racconta la vita notturna a New York, i rapporti tra Andy Warhol e i mostri sacri della musica e della moda.

 

Andy Warhol, Marilyn - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)
Andy Warhol, Marilyn – Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

Icone

Alla soglia degli anni Cinquanta la società newyorkese vede la nascita di nuove forme di comunicazione; inseguendo e dominando questa scia, Warhol intrappola gli elementi della pubblicità in una nuova forma d’arte capace di abbandonare il messaggio comunicativo primario. Simboli riconoscibili da chiunque ma che assumono il ruolo di icona pop nobilitandone i soggetti riprodotti. È il caso delle rappresentazioni di lattine Campbell’s Soup o Coca Cola realizzate mediante serigrafia e acrilico su tela; “mentre guardi alla TV la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla… tutte le Coca-Cola sono uguali e tutte le Coca-Cola sono buone”.

Nascono così anche le serie dedicate ai volti delle celebrità, come Liz Taylor, Mao e Marilyn, in cui la bellezza dell’attrice viene annullata gradatamente da sovrapposizioni di colore.

 

Andy Warhol, Icone - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)
Andy Warhol, Icone – Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

Musica e Moda

Il connubio con la musica ha inizio nel 1949 quando Warhol intraprende l’attività di disegnatore di album musicali; il successo arriva però nel 1967 con la creazione del celebre “album banana” per i   The Velvet Underground & Nico di Lou Reed. Una copertina provocatoria su cui era applicato lo sticker di una banana matura gialla e nera la cui rimozione portava alla luce un frutto dal colore roseo: un chiaro riferimento al simbolo fallico.

Un sottile riferimento sessuale che l’icona della Pop Art replicò nell’album dei Rolling Stones Sticky Fingers munito di una zip alla cui apertura si mostravano gli slip del modello rappresentato.

Affascinato dal mondo della moda per la sua capacità trasformistica, Warhol partecipa a diversi eventi mondani sino a sbarcare in Italia da Parigi a bordo di un jet privato messogli a disposizione dalla famiglia Agnelli nell’ottobre del 1975 in occasione della mostra Ladies and Gentlemen a Palazzo dei Diamanti.

 

Andy Warhol, Musica - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)
Andy Warhol, Musica – Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

 

Commodor Amiga 1000 - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

Warhol e la tecnologia

La sua apertura mentale e la capacità di pensare fuori dagli schemi gli valsero la partecipazione in qualità di testimonial al lancio del nuovo computer Commodor Amiga 1000 nel luglio del 1985; occasione in cui si cimentò nella creazione di disegni ed elaborazioni grafiche tramite il mouse.

Una mentalità che ci fa nascere una curiosità: cosa avrebbe fatto al giorno d’oggi Andy Warhol con le innumerevoli possibilità offerte dalla comunicazione grazie all’avvento dei social? Siamo sicuri che i suoi scatti multicolore su Facebook o Instagram avrebbero avuto migliaia di like rendendo la nostra quotidianità meno grigia.

Ilenia Maria Melis

 

 

 

Andy Warhol

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

via San Pietro in Carcere – Roma

fino al 3 febbraio 2019

www.ilvittoriano.com

 

 

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