Aquileia 2200 Museo Ara Pacis

Aquileia 2200, la mostra al Museo dell’Ara Pacis

Aquileia 2200, al Museo dell’Ara Pacis la porta di Roma verso Balcani e OrienteRoma celebra i 2200 anni dalla fondazione di Aquileia con una mostra al Museo dell’Ara Pacis che racconta le tappe salienti della storia della città, prezioso avamposto dell’Impero verso i Balcani e l’Oriente. Un’occasione per ammirare i preziosi reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e dal Museo della Civiltà Romana.

La Capitale si prepara a celebrare un’importante ricorrenza, i 2200 anni dalla fondazione dell’antica città di Aquileia con una mostra che ripercorre i momenti più significativi e le numerose trasformazioni della porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente. Una mostra che pone l’accento sull’Urbe e sulla capacità della cittadina friulana di rigenerarsi in seguito a spoliazioni, guerre e terremoti.

Aquileia, cenni storici

Foro Aquileia, foto Elio Ciol, Aquileia 2200 Museo Ara Pacis
Foro di Aquileia (foto di Elio Ciol)
Aquileia 2200 la mostra al Museo dell’Ara Pacis

Sin da subito percepita come avamposto di Roma verso l’estremo oriente della penisola, Aquileia fu fondata nel 181 a.C. divenendo nel tempo centro d’irradiazione del Cristianesimo nell’Italia Settentrionale e nel centro ed est Europa. Ricordata dal poeta Ausonio come quarta città d’Italia dopo Capua, Milano e Roma, fu una città ricca e popolosa anche grazie alla sua posizione strategica: primo porto d’entrata, fu in primo piano per l’intero Mediterraneo costituendo l’approdo sicuro per derrate e merci. Aquileia rappresentò anche un ingresso fecondo per tradizioni artistiche ed influenze provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che si diffusero nell’Italia Settentrionale, nei Balcani e nel Noricum una volta fatte proprie e rielaborate.

A partire dal 1077, fino alla conquista veneziana avvenuta nel 1420, Aquileia fu sede di un principato ecclesiastico e di uno Stato Patriarcale; quest’ultimo fu soppresso solo nel 1751 sostituito dall’Arcidiocesi di Udine per la parte veneta, e dall’Arcidiocesi di Gorizia per la parte imperiale.

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Particolare del Foro di Aquileia, foto Elio Ciol, Aquileia 2200 mostra Museo Ara Pacis
Particolare del Foro di Aquileia e plinto di Medusa
Aquileia 2200 la mostra al Museo dell’Ara Pacis

Bacino del Mediterraneo, Aquileia ebbe per millenni  un ruolo significativo non solo dal punto di vista militare, politico ed economico, ma anche culturale e costituendo il tramite tra Occidente ed Oriente.

In virtù del suo florido passato romano, Aquileia assunse valore simbolico e propagandistico sin dallo scoppio delle Prima Guerra Mondiale; i soldati vi penetrarono già nel primo giorno di conflitto, il 24 maggio 1915. Qui, alle spalle della Basilica Patriarcale, sorse il primo cimitero di guerra (1915).

Nel 1921 undici salme di soldati senza nome furono accolte nella Basilica di Aquileia; Maria Bergamas, madre di un soldato disperso, scelse una delle bare coperte dal tricolore affinché questa fosse trasferita a Roma sull’Altare della Patria andando a commemorare le vittime di una guerra atroce. Ben cinque i giorni di viaggio della salma su uno speciale convoglio da Aquileia fino a Roma; il 4 novembre la salma del Milite Ignoto fu tumulata al Vittoriano. L’evento fu immortalato in un filmato che oggi costituisce uno dei primi documenti cinematografici di cronaca.

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Aquileia 2200, la mostra al Museo dell’Ara Pacis

Testa di Vento, foto Elio Ciol, Aquileia 2200 Museo Ara Pacis
Testa di Vento (foto Elio Ciol)
Aquileia 2200 la mostra al Museo dell’Ara Pacis

Reperti che costituiscono la testimonianza tangibile di un passato florido e ricco di vicissitudini; opere che si dipanano lungo il percorso espositivo segnandolo attraverso calchi in gesso, originali preziosi e supporti multimediali che restituiscono una narrazione completa alla mostra.

Opere di pregio tra le quali spicca senza dubbio l’iconica testa di Vento in bronzo, un rilievo dal forte realismo, di ascendenza ellenistica, rinvenuta nel 1988 nel corso dello scavo di un pozzo del foro cittadino. Un volto di profilo con barba e capelli dalle ciocche larghe e ben definite che creano un contrasto con la levigatezza di un volto perfettamente rappresentato. Un’opera ricavata con la tecnica della fusione a cera persa ancora dall’incerta identificazione; la particolare forma dell’orecchio a punta e la probabile presenza di una piccola ala accanto a questo indurrebbe a pensare si tratti di Boreas, personificazione del vento del Nord, figlio del titano Astreo e di Eos.

E ancora, stele funerarie (stele funeraria di Mirmillone), splendidi mosaici di pesci che un tempo decoravano ricche domus, rilievi e preziose collezioni in ambra, espressione di un artigianato artistico sviluppatosi nel punto d’arrivo dell’antica Via dell’Ambra proveniente dal Baltico, dove la pregiata resina fossile era raccolta. Un itinerario commerciale che attraversava le regioni danubiane collegando il mar Baltico al Mediterraneo; gioielli, giochi e piccoli oggetti portafortuna che arricchivano la vita quotidiana ed accompagnavano i defunti nel loro viaggio oltre mal morte.

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Altro fulcro del percorso espositivo, le 43 fotografie del Maestro friulano Elio Ciol, rivelazioni in bianco e nero di quella radiazione mista a mistero che emanano le opere antiche; pezzi impregnati di storia resi leggibili dagli scatti di Ciol in una rivelazione del destino di Aquileia, in una fusione tra archeologia e fotografia.

Ilenia Maria Melis

Aquileia 2200

Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente

Museo dell’Ara Pacis

lungotevere in Augusta

fino all’1 dicembre 2019

www.arapacis.it

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