Botero, visioni oniriche e fiabesche di un mondo in dissoluzione - Orizzonte Cultura

Botero, visioni oniriche e fiabesche di un mondo in dissoluzione

Nel suo ottantacinquesimo genetliaco Fernando Botero sceglie Roma e il Complesso del Vittoriano per festeggiare i suoi oltre 50 anni di carriera con un omaggio alla sua carriera ripercorso attraverso 50 capolavori. Uno degli artisti più popolari della scena internazionale, una magia che arriva a tutti prendendo ed affascinando un ampio pubblico; un nome che si spinge sino a divenire aggettivo nel linguaggio comune così da identificare uno stile.

Sono molto contento di presentare un’antologia qui a Roma. Tutti quelli che vorranno conoscere il mio lavoro avranno una visione molto completo con questa mostra” sottolinea l’artista.

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La coerenza di un grande artista

Botero, una visione d’insieme che mostra il suo valore là dove riconoscibilità e coerenza hanno rappresentato la stella polare della sua arte; un modo per avvicinarsi all’opera di un grande maestro. Una cifra stilistica che vede nella generosità della morbidezza femminile un marchio di fabbrica, là dove la figura è elemento caratterizzante della sua pittura; un artista sempre coerente alla sua arte anche quando l’arte passa in secondo piano.

Il primo impatto che accoglie il pubblico fuori dalla mostra, visibile a tutti i passanti, è la gigantesca scultura in bronzo Cavallo con briglie, del peso di oltre una tonnellata ed altra più di tre metri, che occupa con la sua maestosità lo spazio antistante il Museo; una plasticità volumetrica che raccoglie le forme simbolo dello stile di Fernando Botero.

La mostra

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Un’esposizione in sette sezioni che mostrano lo sviluppo stilistico di Botero. Un inizio che lo avvicina a Velásquez, Rubens, Piero della Francesca, a testimonianza del l’ampiezza e complessità della cultura di Fernando Botero. Opere in cui si mescolano le origini messicane e la cultura italiana; versioni pittoriche che rimandano intensamente alla cultura pittorica occidentale, incontrata ed amata nel corso dei suoi viaggi, fonte d’ispirazione ma mai di imitazione. Figure a tutto tondo che conquistano lo spazio proiettandosi verso lo spettatore in sospensione tra desideri, sogni e reminiscenze; nature morte che rimandano a Cezanne; temi religiosi sono interpretati con occhio ironico per un approccio libero e spontaneo in cui l’impronta dell’America Latina è sempre presente; nudi che nascondono una sensualità molto avvolgente. Ritratti austeri in cui è enfatizzato il concetto di abbondanza; così spiega il maestro, “Credo molto nel volume, in questa sensualità che nella pittura suscita piacere allo sguardo. Un quadro è un ritmo di volumi colorati dove l’immagine assume il ruolo preteso”. Figure femminili dal linguaggio ridondante in cui le forme abbondanti donano tridimensionalità risaltando nelle piatte ed uniforme campiture che fanno loro da sfondo.

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Il circo di Botero

Poi il circo, “soggetto bellissimo e senza tempo”, illustrato nella sua pienezza, soffermandosi sugli attimi di preparazione, indugiando sul prima e sul dopo lo spettacolo, sui membri della grande famiglia circense e sulle occasioni di convivialità nel riposo dopo le fatiche. Il saltimbanco compie ricorrenti esercizi ginnici; il clown si svela in maschera inforcando lunghi trampoli; la formosa donna tiene sulle ginocchia una scimmia sotto il placido ingombro di un pachiderma (Gente del circo con elefante, 2007).

Una visione che deve andare oltre un primo impatto indagando sulle motivazioni che hanno spinto l’artista a concepire le opere; gesti quotidiani che rappresentano per Fernando Botero un modo personale di ricostruire l’universo riconsegnandolo reinterpretato dalle sue abili mani alla nostra ammirata attenzione.

Ilenia Maria Melis

 

Botero

Complesso del Vittoriano

Via San Pietro in Carcere – Roma

www.ilvittoriano.com

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