Frammenti, fotografie di Stefano Cigada in mostra

Frammenti, fotografie di Stefano Cigada in mostra

Frammenti, fotografie di Stefano Cigada in mostra – Per la prima volta in mostra in Italia gli scatti di Stefano Cigada, fotografo che dopo anni all’estero come fotoreporter di ambienti marini, cambia rotta dedicandosi ad una nuova forma espressiva, ad una nuova passione, l’archeologia. Ventuno stampe, foto che esaltano il dettaglio archeologico in un viaggio tra passato e presente, tra ciò che si vede e ciò che manca.

Particelle isolate in cui la storia si fonde con un assortimento di aneddoti che la macchina fotografica porta in luce; visioni di un marmo sommerso che si palesano in scatti in cui la luce scalda il marmo donandogli un alone di mistero. Ossessioni di un fotografo al suo primo incontro con il mondo dell’archeologia, della scultura antica, quella segnata dalla storia, mozzata dal tempo e riabilitata nei musei. Stefano Cigada, un ex reporter di ambiente marino, alla sua prima in Italia; Frammenti, fotografie di Stefano Cigada, 21 preziose stampe in mostra al Museo di Roma in Trastevere che hanno come protagonisti i frammenti, in una ricerca continua di ciò che non si vede, di ciò che manca.

Fotografia e ossessione

Stefano Cigada, Centrale Montemartini di Roma, Frammenti fotografie mostra
Stefano Cigada
Centrale Montemartini, Roma
480x330mm stampa fine art su carta d’archivio
Frammenti, fotografie di Stefano Cigada in mostra

Una ricerca dell’infinito frammento perseguita nel tempo, nel corso di prolungate visite ai luoghi d’arte, in un continuo e mai stanco studio dell’oggetto di quelle forme prima scolpite da mano d’uomo, poi da un tempo che ne ha segnato tratti e mancanze. Un’osservazione appassionata di quella luce filtrata da finestre e tende; una performance del tempo tra le mura del museo in un’alternarsi della luce che varia al variare delle stagioni.

Il tuo lavoro non è sulle statue” gli diceva Jill Silverman van Coenegrachts, curatrice della mostra; “è sul tempo e il suo movimento. Guardale di nuovo. Prendi una sedia e siediti davanti al tuo lavoro, aspetta che siano le fotografie a parlarti“.

Un dialogo di Cigada con le sculture inseguito nel tempo, aggirandosi nelle sale dei musei, inseguendo un attimo, catturando quel respiro del marmo tanto amato da Robert Mapplethorpe nei suoi ultimi scatti.

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La fragilità in uno scatto

Dettagli frammenti fotografie Stefano Cigada mostra
Stefano Cigada
Centrale Montemartini, Roma
480x330mm stampa fine art su carta d’archivio
Frammenti, fotografie di Stefano Cigada in mostra

Non la statua intera, ma la sua frattura; questo è il soggetto delle fotografie di Stefano Cigada; una faglia, una rottura, l’attimo in cui il dettaglio è colto casualmente dalla luce. “Conosco statue ed orari in cui sono colpite dalla luce, con che incidenza arriva la luce secondo il calendario. Ad esempio alla Centrale Montemartini il 27 di settembre una delle mie statue preferite – il guerriero morente del tempio di Apollo Sosiano – è accarezzata per dieci minuti da un raggio di sole. Una settimana prima e una settimana dopo il sole passa oltre, e la fotografia è inutile. Solo durante quei 10 minuti succede qualcosa di magico. E quelli sono i miei dieci minuti, quelli che voglio acciuffare“.

Ninfe, guerrieri, muse, animali, divinità che parlano tutti una stessa lingua esprimendo, negli scatti di Cigada, una materia toccata dalla vita, che palpita e respira in ogni fotogramma.

Fotografie in bianco e nero che non vogliono essere l’ennesima ostentazione di una cultura attaccata in modo spasmodico al suo passato. Una tappa di un percorso che pone sotto la lente d’ingrandimento dettagli di opere che raccontano la storia; non sculture ma “espedienti necessari per un passaggio molto più vasto che include lo spettatore“.

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Stefano Cigada, come nasce una passione

Dettaglio di una statua dalla Centrale Montemartini di Roma, foto di Stefano Cigada
Stefano Cigada
Centrale Montemartini, Roma
480x330mm stampa fine art su carta d’archivio
Frammenti, fotografie di Stefano Cigada in mostra

Una passione nata nella cucina di casa, quando assieme al padre sviluppava le fotografie sul tavolo di casa: “per me era una vera e propria magia vedere apparire le immagini sul foglio bianco immerso nel liquido” racconta Stefano Cigada. Un lungo periodo di gestazione maturato tra ritratti ad amici e foto delle vacanze; una vocazione che lo ha condotto nel mondo del giornalismo fotografico di ambiente marino. E poi il passaggio alla statuaria antica grazie alla conoscenza del famoso mercante di antichità David Cahn a Basilea. Un processo di incubazione che ha visto il fotografo studiare la statuaria, approfondire, percorrere nuove strade, sperimentare con la macchina fotografica.

Una gestazione che ha dato alla luce 21 scatti, scorci in bianco e nero, sguardi fugaci a marmi che si esprimono in fotografia. Fotogrammi realizzati senza cavalletto, senza luce artificiale, grazie all’ausilio di lenti luminose, con poca profondità ed un’apertura massima del diaframma. Rotture messe a fuoco riabilitando frammenti che risaltano su contorni sfumati; rotture che riempiono l’immagine consentendo allo spettatore una percezione oltre il sensibile.

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Stefano Cigada
 Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi, Siracusa
Stefano Cigada
Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi, Siracusa
Frammenti, fotografie di Stefano Cigada in mostra

Un marmo vivificato dalla luce del giorno; attimi colti da un fotografo che si fa cacciatore di istanti. Una ricerca, quella di Stefano Cigada, che fa percepire il respiro di frammenti catturati catturati in fotografia.

Ilenia Maria Melis

Frammenti. Fotografie di Stefano Cigada

Museo di Roma in Trastevere

piazza s. Egidio, 1/b – Roma

fino al 15 marzo 2020

www.museodiromaintrastevere.it

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