L'orrore della deportazione in uno scatto dal Museo Storico Piana delle Orme (Lt) - Orizzonte Cultura

Giornata della Memoria: il Diario di Anna Frank per non dimenticare le vittime della Shoah

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità” (Anna Frank, Diario).

A distanza di molti anni mi ritrovo tra le mani un libro donatomi dai miei genitori, in un tempo in cui forse ero troppo acerba, nella mia infanzia di bambina assetata di sapere, per apprezzare l’opportunità che mi veniva offerta. Solo ora comprendo l’occasione che la mia famiglia desiderava offrirmi tra le righe di un libro che non dovrebbe essere solo una “pietra d’inciampo” nella vita di ciascuno di noi, ma una pietra miliare, un punto di partenza per crescere trasformandosi nel cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

IMG_5218 Il Diario di Anna Frank

Il diario di Anna Frank

Il libro in questione è Il diario di Anna Frank. Questa non vuole essere una recensione; più e più righe sono state scritte sull’argomento. Desidero offrirei io stessa un input, una possibilità in più per riflettere sugli errori del passato e costruire un animo sensibile incapace di compiere altro male. Questo post cade in prossimità della Giornata della Memoria, una giornata per non dimenticare e commemorare le vittime dell’Olocausto, quelle persone vittima di un progetto folle, quei bambini strappati crudelmente alla vita in modo prematuro. E tra quelle vittime c’era anche Anna, una fanciulla dall’intelligenza brillante che nonostante tutto trovò il tempo di accarezzare la speranza nel male che la stava  accerchiando, che trovò come unico amico un diario a cui confidare i propri pensieri.

Ma chi era Anna Frank?

Era solo una bambina, una bambina con la sola colpa di essere nata nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Dopo le leggi razziali emanate da Hitler nel 1933, macchia indelebile nella storia, Anna e la sua famiglia sono costretti ad abbandonare la Germania ed emigrare in Olanda. Anche qui, però, non c’è pace per i Frank, e dopo il rincrudimento delle persecuzioni antiebraiche dell’estate del 1942, Otto Frank, il padre di Anna, decide di adattare ad alloggio clandestino una parte della casa adibita ad ufficio. Qui, in questo retrocasa, Anna vivrà per circa due anni, fino all’agosto del ’44, quando, in seguito ad una segnalazione, la polizia nazista farà irruzione arrestando i clandestini e conducendoli prima a Westernbork, il più grande campo di concentramento tedesco in Olanda, poi ad Auschwitz. Qui, troveranno la morte, prima la madre, poi, tra il febbraio ed il marzo del ’45, Anna e la sorella Margot.

Ricostruzione dal Museo Storico Piana delle Orme (Lt) - Orizzonte Cultura
Ricostruzione dal Museo Storico Piana delle Orme (Lt)

Le sofferenze testimoniate su carta

A noi restano le parole di Anna vergate su carta per i posteri quale rilevante testimonianza delle sofferenze, delle privazioni e dei sogni infranti negli anni della sua infanzia. Solo un filo di immaginazione per tentare di comprendere cosa vorrebbe dire non poter “volteggiare in bicicletta”, andare al cinema, mangiare un gelato, spostarsi sui mezzi pubblici, avere la libertà di uscire e frequentare coetanei, andare a scuola: cosa vorrebbe dire non poter avere la possibilità di VIVERE. Questo è quello che fu vietato ad ebrei puri, a malati di mente ed altre minoranze inseguendo un folle ideale che auspicava ad una selezione della specie su basi prive di fondamento, dettate solo dalla sete di potere.

Scatto dal Museo Storico Piana delle Orme (Lt) - Orizzonte Cultura
Scatto dal Museo Storico Piana delle Orme (Lt)

Ditemi, “nelle vostre tiepide case”, parafrasando Primo Levi, se è un uomo quello costretto a lavorare senza sosta nel fango cercando di accaparrarsi un pezzo di pane; se è una donna quella costretta ad abbandonare i propri figli…

Mediamo su quello che è stato ed incidiamolo con profondi solchi sul nostro cuore affinché sia impossibile dimenticare e tutto ciò non accada mai più.

Ilenia Maria Melis

 

Per info riguardo le iniziative dedicate alla Giornata della Memoria nella Capitale, consultare il sito del Comune di Roma

 

 

 

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2 thoughts on “Giornata della Memoria: il Diario di Anna Frank per non dimenticare le vittime della Shoah”

  1. Sono convinto che proprio su temi come questi la Letteratura e la lettura possano dare il loro contributo più alto: perché scrivere e leggere significa tenere in vita delle storie – e storie come questa non dovrebbero mai essere dimenticate.

I commenti sono chiusi.