Canaletto (1697-1768) Il Molo verso ovest con la Colonna di San Teodoro a destra, Venezia 1738 circa olio su tela, cm 110,5 x 185,5 Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco, Raccolte d'Arte Antica, 1474 © Comune di Milano - tutti i diritti di legge riservati Photo Credit: Saporetti 1995 Matteo De Fina 2008 Ravelli 2016

Il capriccio architettonico di Canaletto a Palazzo Braschi

Le minuziose vedute di Canaletto tornano a splendere nella Capitale dopo venti anni di assenza con una grande retrospettiva che celebra l’artista negli spazi del Museo di Roma Palazzo Braschi nel 250° anniversario della sua morte. Un importante nucleo di opere, il più grande esposto in Italia che include 42 dipinti, opere celebri, 16 libri, 9 disegni e documenti d’archivio per un’esposizione che lascerà a bocca aperta il pubblico: Canaletto 1697-1768.

Canaletto in otto sezioni

Un viaggio passando in rassegna otto sezioni che riassumono i momenti salienti della vita di Giovanni Antonio Canal (Venezia 1697-1768) in cui le celebri vedute sono accostate da abiti e sottolineate da musiche che rendono l’esperienza ancor più suggestiva; un percorso cronologico che guida alla scoperta di uno straordinario artista che, dopo gli albori accanto al padre nello studio da artigiano, approda a Roma rimanendo folgorato dalle sue vie ricolme di antichità, che scala il successo fino a divenire un artista europeo ed internazionale. Opere che si ambientano perfettamente all’interno di Palazzo Braschi, scrigno di mostre conturbanti con il suo scenario fatto di stucchi ed affreschi, spazio espositivo che parla del Settecento secolo dei Lumi, dell’avvio di grandi rivoluzioni industriali.

Scalone Museo di Roma Palazzo Braschi
Scalone Museo di Roma Palazzo Braschi

Una mostra sorprendente

Così, nelle sale si susseguono pere che raccontano di un successo globale il cui eco si avverte sin dagli angoli più disparati del mondo, testimonianza di una grande impresa museale operata per la realizzazione di una mostra che sicuramente otterrà un notevole riscontro di pubblico.

Poche sono le mostre che sorprendono, capaci di creare una sorta di estasi affascinante, e sicuramente questa dedicata a Canaletto è una di quelle; opere magnetiche che attirano lo sguardo dell’avventore capace di perdersi nella moltitudine di dettagli rappresentati dalla grande mano del pittore veneziano. Si ha l’impressione di affacciarsi da un palazzo, di aver appena spalancato una grande finestra su un paesaggio del Settecento che brulica di vita, di una quotidianità ormai lontana ma pur sempre incantevole. L’emozione pervade l’animo aggirandosi tra questi capolavori esposti in un luogo dello splendore come Palazzo Braschi.

Il percorso artistico di Canaletto: i capricci romani

Canaletto, uno degli artisti più noti del Settecento europeo, il cui genio pittorico ha rivoluzionato il genere delle vedute, presentato per la prima volta non attraverso i suoi soggetti ma per la sua arte completa partendo dagli albori e seguendo passo passo il suo lavoro deliziandosi delle sue opere.

L’inizio come artigiano; poi la fascinazione per la Capitale che lo induce a divenire vedutista: “tutto si diede a dipingere vedute dal naturale” in una serie di ventitré piccoli fogli che, tranne alcune eccezioni, descrivono i monumenti della Roma antica. Capricci archeologici che negli impeti di fantasia ed estro mettono in luce il grande genio pittorico di opere che diventeranno una costante nel corso della sua carriera; momenti di romanità valorizzati nell’esposizione (Canaletto, Capriccio architettonico, 1723).

Poi il teatro, grande passione dell’artista di cui però non si conserva alcun disegno realizzato per gli scenari. Un mondo che insegna a Canaletto l’arte della pennellata veloce, della prospettiva “ad angolo”, di quell’effetto di luce drammatico a cui aggiunge fantasie ed inquadrature sceniche (Canaletto, Santa Maria d’Aracoeli e il Campidoglio, 1720 circa). Uno scorcio ampio su Roma inseguendo i frati che lentamente muovono verso la l’Ara Coeli; una visione lenta e variegata di vita quotidiana.

 

Bernardo Canal (1673-1744) e Canaletto (1697-1768) Santa Maria d’Aracoeli e il Campidoglio, Roma 1720 ca. olio su tela, cm 146,5 x 200 Budapest, Szépmúvészeti Múzeum/Museum of Fine Arts, 53.483 © 2018. Szépművészeti Múzeum - Museum of Fine Arts Budapest

Bernardo Canal (1673-1744) e Canaletto (1697-1768), Santa Maria d’Aracoeli e il Campidoglio, Roma (1720 ca.); olio su tela, cm 146,5 x 200 – Budapest, Szépmúvészeti Múzeum/Museum of Fine Arts, 53.483 – © 2018. Szépművészeti Múzeum – Museum of Fine Arts Budapest

Le vedute veneziane

Motivi romani che si congiungono con quelli veneziani nel passaggio alle vedute su grandi tele che ricreano, con prospettive drammatiche e giochi di luce ed ombra, finestre spontanee in cui “vi si vede lucer entro il sole”. Opere che riassumono il progresso nella tecnica di resa della luce, di un’atmosfera rarefatta che avvolge le architetture veneziane. Vedute che colgono di Venezia non solo le sue atmosfere ma anche i dettagli che affollano la tela senza mai disturbare l’occhio che, anzi, è invitato ad osservare con maggior attenzione quasi come in un gioco enigmatico; un’apparente realtà topografica che spinge l’osservatore ad attuare un continuo confronto con ciò che vede realmente rispetto alla visione del ricordo di Canaletto.

Le prime vedute a Venezia lo resero celebre in tutto il mondo; storie di commissioni narrate in scambi epistolari tra il 1725 ed il 1726; Il Canal Grande verso nord, da palazzo Civran, prima composizione che rende la luce, le atmosfere e le architetture con grande naturalezza. Ogni scorcio è così ricco di dettagli da sembrare una fotografia in mondo sfavillante di architetture e sculture dorate animate, intrecci di fili, acque che si increspano facendo oscillare le imbarcazioni, architetture che incorniciano cieli luminosi celati di lievi foschie (Canaletto, L’ingresso al Canal Grande con la Basilica della Salute, 1731).

In un accostamento tra due vedute di Piazza San Marco a Venezia appare preponderante la differenza tra Canaletto e Bernardo Bellotto: il primo avvolto da una concezione ideale ed eterea del paesaggio, il secondo avvolto dalla luce della ragione che lo porta ad affollare l’opera di dettagli che distraggono l’avventore.

Canaletto (1697-1768) Il ponte di Rialto da Nord, Venezia 1725 olio su tela, cm 90,5 x 134,6 Torino, Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli © Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli, Torino
Canaletto (1697-1768), Il ponte di Rialto da Nord, Venezia (1725); olio su tela, cm 90,5 x 134,6 – Torino, Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli – © Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli, Torino

Il Grand Tour e i castelli della nobiltà inglese

Comprendendo le potenzialità commerciali delle vedute veneziane, Joseph Smith, colto banchiere, mercante inglese e collezionista, apre le porte del successo di Canaletto in Inghilterra, dove l’acquisto e la commissione di dipinti dell’artista diviene irrinunciabile per il gentleman britannico. Giunto in Inghilterra, l’artista ricrea ciò che vede seguendo una propria visione meticolosa delle architetture che però non incontra particolare riscontro dal pubblico per la differente luminosità rispetto alle opere veneziane.

Tra queste come non citare Il Chelsea College, la Rotonda, casa Ranelagh e il Tamigi (1751) in cui gli edifici, incorniciati da un cielo rosato quasi velato, si rispecchiano nelle acque del Tamigi increspato dal vento che lieve gonfia le vele; un’opera tagliata in due parti e per la prima volta dopo anni, ricomposta per essere ammirata nella sua completezza.

 

Canaletto (1697-1768) L’incoronazione del Doge sulla Scala dei Giganti di Palazzo Ducale, Venezia 1763-1766 penna, inchiostro bruno e acquerello grigio, con tocchi di biacca su gesso nero, mm 389 x 554 Courtesy of Jean-Luc Baroni Ltd
Canaletto (1697-1768), L’incoronazione del Doge sulla Scala dei Giganti di Palazzo Ducale, Venezia (1763-1766) – 
penna, inchiostro bruno e acquerello grigio, con tocchi di biacca su gesso nero, mm 389 x 554 – Courtesy of Jean-Luc Baroni Ltd

Gli ultimi anni a Venezia

Negli ultimi anni della sua vita Canaletto diventa disegnatore; il disegno, un’attività fondamentale per l’artista che riversa in fogli da collezione tutto il suo estro brillante, sia nelle bozze, sia nell’ausilio della camera oscura. Una mente vivace, precisa, e serena che ritrova la sua migliore forma espressiva nei segni vibranti sottolineati dall’ausilio dell’acquerello.

Una mostra che intende dissolvere l’immagine stereotipata del Canaletto “fotografo” e che desidera mettere in risalto la parabola artistica di chi fu in grado di creare le immagini più affascinati di Venezia.

Ilenia Maria Melis

 

Canaletto 1697-1768

fino al 19 agosto 2018

Museo di Roma a Palazzo Braschi

Piazza Navona, 2; Piazza San Pantaleo, 10 – Roma

www.museodiroma.it

 

 

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