Veduta di San Pietro /Il giro delle Sette Chiese) - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

Il giro delle Sette Chiese, storie di romanità cristiana

La lingua italiana è sempre molto affascinante e spesso nasconde, tra detti e dicerie, curiosità che hanno basi storiche ma che raramente ci soffermiamo ad esaminare. Quanti di noi si saranno mai chiesti cosa potesse nascondere la frase: “Fare il giro delle Sette Chiese”? Probabilmente pochi, infatti, sanno cosa si celi dietro questa affermazione.

 

Tutto nasce nel maggio del 1551 quando un novello sacerdote di nome Filippo Neri prende dimora presso la Chiesa di San Girolamo della Carità a Roma; spesso i fedeli, al termine delle funzioni, si intrattenevano con il religioso fiorentino fuori del sagrato della chiesa per poi intraprendere, assieme a lui, una passeggiata. Così, tutti insieme, facevano visita ai luoghi santi della memoria cristiana di Roma, in un percorso di circa 20 km che si snodava dalla Basilica di San Pietro sino a Santa Croce in Gerusalemme.

Nacque così il pellegrinaggio più famoso di Roma che abbracciava le chiese giubilari, le Sette Chiese: San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura, San Giovanni in Laterano, San Lorenzo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme e San Sebastiano fuori le mura.

 

 

In pochi anni dalla sua nascita, anche grazie alla crescente popolarità di Filippo Neri, il pellegrinaggio coinvolse centinaia di fedeli desiderosi di perpetuare l’antichissima tradizione medioevale dei pellegrini romei in visita alle tombe di Pietro e Paolo.

Ancora oggi è possibile vivere la mistica esperienza del Giro delle Sette Chiese due volte l’anno, a settembre e maggio, poco prima della festa di San Filippo Neri, guidati da un Padre della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri.

Veduta di San Pietro - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)
Veduta di San Pietro – Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

San Pietro in Vaticano, reliquie misteriose

Dal Medioevo meta prediletta di fiumane di pellegrini che affrontavano migliaia di chilometri da ogni angolo del mondo per soffermarsi, almeno un attimo, a pregare di fronte alla tomba di Pietro all’interno dell’omonima Basilica tutt’oggi il fulcro della cristianità.

Nata dalla volontà dell’imperatore Costantino intorno al 320 d.C. là dove di trovava la tomba dell’apostolo Pietro, presso il Circo Neroniano nel quale fu martirizzato nel 64-67, nel corso dei secoli ha subito varie modifiche, nonché ampliamenti che l’hanno portata a divenire un capolavoro architettonico.

Pochi quando vi entrano riescono a soffermarsi sui dettagli, interamente sovrastati dalla maestosità e dalla ricchezza degli apparati decorativi, dal luccichio degli ori, dalle numerose statue, da quella luce sacra che rifulge dai marmi pazientemente lavorati.

San Pietro nasconde al suo interno numerosi tesori, reliquie contese e misteriose. Ai lati del baldacchino barocco realizzato da Gian Lorenzo Bernini si possono scorgere quattro nicchie che danno accesso alle cappelle progettate per custodire le reliquie più importanti della basilica dopo quelle di Pietro. Ogni nicchia è sovrastata da una statua monumentale di circa tre metri che indica la reliquia custodita all’interno della relativa cappella. Una di queste rappresenta San Longino che trafigge il costato di Cristo crocefisso. Il recupero di questa lancia fu oggetto di intense lotte e numerosi viaggi al fine di trasformarla in reliquia. Prima portata a Costantinopoli nel 615 per sottrarla al sacco di Gerusalemme, poi consegnata a San Luigi da re Bardovino assieme alla corona di spine, fu recuperata durante la prima crociata; fu ritrovata nella chiesa di San Pietro ad Antiochia. Dopo un lungo peregrinare, un frammento della lancia giace, accuratamente conservato, in un luogo segreto della Basilica di San Pietro.

San Paolo fuori le Mura - atrio (da www.visitlazio.com)
San Paolo fuori le Mura – atrio (da www.visitlazio.com)

San Paolo fuori le mura, quando la fede combatte le avversità

Nel luogo in cui, secondo la leggenda fu sepolto San Paolo, fu eretta una cella che l’imperatore Costantino convertì in piccola basilica dedicata al santo, consacrata nel 324 d. C. da Silvestro I. Subì nel corso dei secoli varie trasformazioni e ricostruzioni: riedificata da Valentiniano II, Teodosio ed Arcadio nelle dimensioni attuali, terminata nel 395 sotto l’imperatore Onorio, si arricchì di opere d’arte tra il XIII ed il XVII secolo. In seguito al terribile incendio del 15 e 16 luglio 1823 rimasero solo il transetto, l’arco santo e parte dell’antica facciata; giunge a noi quasi completamente ricostruita seguendo dimensioni e pianta dell’antico tempio.

La basilica si apre nella sua immensità tra affreschi con la storia di San Paolo,  mosaici che ritraggono i pontefici, finestre e travi lignee; nel transetto di destra però una curiosa acquasantiera attira l’occhio abituato all’austerità solita di un contenitore di elementi in grado di rafforzare la forza del fedele. L’insolito oggetto, realizzato nel 1860 da Pietro Galli per la duchessa di Bauffremont, che lo donò a Pio IX, riproduce, sulla base sottostante il catino, la personificazione di Satana inginocchiato che si difende  schermandosi con la mano da una giovane vittima che invano aveva tentato di insidiare. Coda, corna ed ali di pipistrello identificano il demone che si ripara dal potere apotropaico infuso al bambino tramite la celere immersione della mano, a sottolineare l’avversione del diavolo per l’acqua santa.

Basilica di San Giovanni in Laterano (da civitavecchia.portmobility.it)
Basilica di San Giovanni in Laterano (da civitavecchia.portmobility.it)

San Giovanni in Laterano e le triplici cinte

Nata dalla seconda caserma della guardia a cavallo dell’imperatore Costantino tra il 313 ed 318, presentava originariamente uno schema simile a quello dell’antica Basilica di San Pietro. Danneggiata e restaurata nel corso dei secoli, fu rimodellata da Francesco Borromini per incarico di Innocenzo X; risale invece a Leone XIII la ricostruzione dell’abside costantiniana, ultimo elemento antico rimasto intatto sino ad allora.

Nello splendido chiostro del XIII secolo, opera di Vassalletto, si trovano tre bizzarre incisioni che recano il nome di “triplice cinta”: una si trova alla destra dell’entrata, mentre le altre due lungo i muri perimetrali del chiostro. Numerose le interpretazioni attribuite a questi segni: alcuni vi riconoscono un simbolo esoterico che rappresenterebbe i tre gradi del cammino all’interno della ricerca spirituale attraverso i tre mondi, fisico, mentale e spirituale; altri lo interpretano semplicemente come il gioco del filetto o mulino, praticato sin dall’antichità in Grecia, Egitto e Roma.

By Livioandronico2013 - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=39830466
By Livioandronico2013 – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=39830466

San Lorenzo fuori le mura, il potere del santo

Lungo la via Tiburtina sorge la basilica di San Lorenzo, eccezionale frutto della fusione di due chiese sorte verso la fine del VI secolo e gli inizi del XIII attorno al sepolcro dell’omonimo diacono spagnolo martire sotto Valeriano. Il martirio avvenne, secondo la tradizione, sopra una graticola ardente (custodita nella basilica di S.Lorenzo in Lucina), nel luogo ove oggi sorge la chiesa di S.Lorenzo in Panisperna; il corpo venne sepolto nell’antico “ager Veranus”, che si estendeva lungo la via Tiburtina. L’imperatore Costantino fece sistemare, nel 330, la cripta che custodiva le sante reliquie, facendovi costruire una basilica cimiteriale; l’accesso ai fedeli avveniva attraverso un percorso continuo con scala di ingresso e di uscita (“gradus ascensionis et descensionis”). Contemporaneamente fece erigere in onore di Lorenzo, ai piedi della collina del Verano, una grande basilica cimiteriale costruita interamente in laterizio, a tre navate divise da archi su pilastri. La maggior parte della pavimentazione era occupata da lapidi sepolcrali di fedeli, che, sicuri del potere del santo, prediligevano l’inumazione vicino alle sue reliquie, tanto che ben presto anche le pareti vennero utilizzate per tombe a nicchia.

Il sacello contenente la tomba di San Lorenzo venne ampliato da Pelagio II nel VI secolo con il medesimo orientamento della basilica costantiniana. Andata distrutta, venne ricostruita sino ad assumere l’attuale aspetto grazie all’intervento di Onorio III (XIII secolo). Dopo la seconda Guerra Mondiale, a causa dei danni subiti dalla chiesa, per via del bombardamento del 19 luglio 1943, venne restaurata ulteriormente, perdendo però gli affreschi della parte superiore della facciata.

By Ethan_Doyle_White - Own work by original uploader, CC BY-SA 4.0, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=52422014
By Ethan_Doyle_White – Own work by original uploader, CC BY-SA 4.0, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=52422014

Santa Maria Maggiore, in questo segno vincerai

Basilica patriarcale ubicata nell’omonima piazza, probabilmente la prima ad essere dedicata alla Vergine. La leggenda narra che fu fondata del luogo della miracolosa nevicata del 5 agosto 356 da papa Liberio; successivamente venne dedicata alla maternità divina di Maria. L’interno della basilica è l’unico ad aver conservato un aspetto vicino all’originale.

Sul lato destro della facciata è conservata una colonna in granito rosso alta circa 3,5 metri che ricorda un importante avvenimento della storia francese: l’abiura di Enrico IV.  Nel 1595 papa Clemente VIII Aldobrandini concesse l’assoluzione del peccato di eresia a re Enrico IV in seguito alla sua conversione al cattolicesimo. La solenne cerimonia venne celebrata in San Pietro; successivamente l’evento fu ricordato con la costruzione di una colonna commemorativa. Un capitello corinzio si erge sovrastato da una croce a giglio in marmo grigio che sostiene, su ambo i lati, due figure bronzee rappresentanti Cristo Crocifisso e l’Immacolata Concezione. La colonna ricorda il fusto di un cannone e reca l’Iscrizione “In hoc signo vinces” (in questo segno vincerai), a sottolineare il potere della croce e della fede che prevalgono su tutto.

Orto Santa Croce in Gerusalemme - cancello di Jannis Kounellis (da http://www.turismoroma.it)
Orto Santa Croce in Gerusalemme – cancello di Jannis Kounellis (da http://www.turismoroma.it)

Santa Croce in Gerusalemme e l’orto dei monaci 

Entro un recinto si erge la più insigne basilica della cristianità, sia per l’antichità della sua fondazione, sia per il prestigio delle reliquie ivi conservate.

L’area in cui sorse la chiesa era occupata, nella prima metà del III sec. a. C., da una villa imperiale che comprendeva, oltre al palazzo imperiale del Sessorium, un anfiteatro ed un circo. All’inizio del secolo successivo divenne residenza privata dell’imperatrice Elena, madre di Costantino, la quale dedicò un’ala dell’edificio al culto cristiano. È giunta sino a noi modificata nella struttura tra ‘400 e ‘700.

Dietro un cancello (opera del grande artista Jannis Kounellis) posto sul sagrato della chiesa si nasconde un angolo di campagna: l’orto dei monaci cistercensi. L’orto esiste da cinquecento anni ed i monaci vi si dedicano continuamente sottraendo questo magico spazio al degrado. Alte mura lo nascondono ad occhi indiscreti; tra vialetti e pergole di uva e rose bianche si possono ammirare aiuole ricche di fiori e fragole.

Salvator Mundi di Bernini - Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)
Salvator Mundi di Bernini – Orizzonte Cultura (ph. Ilenia M. Melis)

San Sebastiano fuori le mura e l’ultimo capolavoro di Bernini

La basilica di San Sebastiano si trova lungo la via Appia, la regina viarum. Eretta dove, secondo la tradizione, erano custodite le spoglie degli apostoli Pietro e Paolo, qui trasferite nel 258 durante le persecuzioni e tornate nei siti originari quando furono edificate le basiliche a loro dedicate. Nel 297-305, in seguito alla deposizione del corpo di San Sebastiano, vittima delle persecuzioni di Diocleziano, si sviluppò il cimitero cristiano su cui sorse, nella prima metà del IV secolo, la basilica, inizialmente costituita da tre navate. Il luogo di culto venne successivamente fatto ricostruire su commissione del cardinale Scipione Borghese. Il complesso funerario delle omonime catacombe rimase uno dei pochi accessibili nel tempo e quindi subì gravi danni e devastazioni.

Nell’agosto del 2001 è stata ritrovata, nei pressi dell’attiguo convento, una statua del Bernini in una piccola nicchia accanto alla cappella delle reliquie. L’opera, scomparsa verso la fine del XVII secolo, era stata per lungo tempo oggetto di assidue ricerche. Nel marmo finemente scolpito si riconosce il busto del Salvator Mundi nel gesto della mano benedicente, ultimo capolavoro del sommo maestro di scultura barocca. Le fonti vengono in soccorso di questo prestigioso ritrovamento: Pier Filippo, figlio del Bernini, in un’opera bibliografica dedicata al padre scrive che questi “lavorò il marmo fino all’ottantaquattresimo ano e terminò con un Salvatore fatto per devozione”.

Ilenia Maria Melis

 

Fonte: “Roma insolita e segreta”, Edizioni Jonglez

 

 

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.