Il tempo di Caravaggio, la collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini

Il tempo di Caravaggio, la collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini

IL TEMPO DI CARAVAGGIO, LA COLLEZIONE DI ROBERTO LONGHI AI MUSEI CAPITOLINI – Nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini di Roma in mostra la pittura di Caravaggio e della sua cerchia nella prestigiosa raccolta collezionata da Roberto Longhi, storico dell’arte e critico, di cui nel 2020 ricorre il cinquantenario della scomparsa. Un omaggio ad uno dei massimi studiosi di Caravaggio partendo da uno dei capolavori di Michelangelo Merisi acquistato da Longhi alla fine degli anni Venti: il Ragazzo morso da un ramarro.

Le suggestive parole di Roberto Longhi aprono la mostra allestita fino al 10 gennaio 2021 presso le sale espositive di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini: Il tempo di Caravaggio, Capolavori della Collezione Roberto Longhi, un omaggio, a cinquant’anni dalla scomparsa, ad uno dei più grandi storici dell’arte della sua epoca, grande collezionista e studioso del Caravaggio.

Un’esposizione che prende avvio da uno dei capolavori del Merisi, il Ragazzo morso da un ramarro, per poi proseguire in un viaggio, attraverso oltre quaranta opere, tra gli artisti che per tutto il secolo XVII furono influenzati dalla rivoluzione figurativa del Caravaggio.

Dopo il Caravaggio, i “caravaggeschi”. Quasi tutti a Roma, anch’essi, e da Roma presto diramatisi in tutta Europa. La “cerchia” si potrà dire, meglio che la scuola; dato che il Caravaggio suggerì un atteggiamento, provocò un consenso in altri spiriti liberi, non definì una poetica di regola fissa; e insomma, come non aveva avuto maestri, non ebbe scolari.”

Roberto Longhi

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Roberto Longhi tra arte e collezionismo

Roberto Longhi
Roberto Longhi
Il tempo di Caravaggio, la collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini

Roberto Longhi nasce ad Alba il 28 dicembre 1890, ultimo di tre figli, da una famiglia di insegnanti della piccola borghesia emiliana. Sin dall’infanzia Longhi matura una sensibilità spiccata per l’arte visiva, complice la presenza attorno a lui di opere di importanti artisti come Mattia Preti.

Conseguita la maturità classica, il giovane Longhi si iscrive all’Università di Torino laureandosi nel 1911 con una tesi su Caravaggio. La figura di Caravaggio si pone al centro degli studi del Longhi che riconosce l’importanza rivoluzionaria del Merisi, primo pittore dell’età moderna.

Con La Voce pubblica le prime recensioni d’arte ed il primo saggio: Rinascimento fantastico. Successivamente si diploma a Roma presso la Scuola di Perfezionamento in Storia dell’Arte sotto la guida di Adolfo Venturi del quale diventa discepolo e collaboratore presso la rivista da lui diretta, L’Arte.

Mattia Preti, Susanna e i vecchioni, tempo di Caravaggio Collezione Roberto Longhi
Mattia Preti, Susanna e i vecchioni
1656-1659 circa
Olio su tela, cm. 120 x 170
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
Il tempo di Caravaggio, la collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini

La passione per l’arte lo conduce alla Biennale di Venezia dove ammira le opere di Gustave Coubert e Pierre-Auguste Renoir; al contempo rimane affascinato dalla lettura di Charles Baudelaire.

Nel 1937 Roberto Longhi ottiene il ruolo di professore ordinario ed il comando della Direzione generale delle antichità e delle belle arti di Roma; successivamente insegna Storia dell’arte presso l’Università di Bologna prima, poi in quella di Firenze.

A lui va il merito della rivalutazione internazionale di Caravaggio; celebre la mostra dedicata all’artista nel 1951 al Palazzo Reale di Milano, Caravaggio e i caravaggeschi. Intenso anche l’impegno nella diffusione dell’opera di Piero della Francesca. Tra le altre cose Longhi fu critico d’arte contemporanea tenendo in particolare considerazione l’opera di Giorgio Morandi.

Roberto Longhi si spegne a Firenze il 3 giugno 1970. Secondo volontà testamentaria, alla sua morte nasce la Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, «per vantaggio delle giovani generazioni». La collezione, che riflette gli interessi e gli studi di Roberto Longhi, annovera numerose opere di grande pregio che spaziano dal XIII al XX secolo; ha sede nella villa Il Tasso, che Longhi acquistò nel 1939 e dove abitò fino alla morte con la moglie Lucia Lopresti, la scrittrice Anna Banti, critica d’arte e studiosa di Artemisia Gentileschi.

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Il tempo di Caravaggio, la collezione in mostra

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, tempo di Caravaggio Collezione Roberto Longhi
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro
1597 circa
Olio su tela, 65,8 x 52,3 cm
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
Il tempo di Caravaggio, la collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini

Sezione fondamentale della Collezione Roberto Longhi è senza dubbio quella dedicata a Caravaggio ed ai suoi seguaci; a cinquant’anni dalla scomparsa dello storico dell’arte, l’omaggio della Sovrintendenza Capitolina pone al centro della mostra un capolavoro del Merisi, il Ragazzo morso da un ramarro. La posa scomposta del giovane in un moto improvviso, colto di sorpresa dal ramarro che sbuca fuori dalla natura morta; un moto carico di realismo, reso magistralmente nella spalla portata in avanti, nella contrazione dei muscoli del viso e nella bocca semi-aperta da cui sembra fuoriuscire un moto di dolore.

La mostra prosegue con un ventaglio di artisti caravaggeschi della cerchia del Merisi, ma non solo; la prima sezione dell’esposizione mette in evidenza i precursori di Caravaggio, ben rappresentati dalle due tavolette di Lorenzo Lotto di cui il Longhi riconosce l’aspetto luministico che anticipa l’attenzione per la luce del Merisi.

Nella Capitale il fascino di Caravaggio miete vittime che attingono all’arte del Merisi assorbendone alcuni aspetti che poi fondono con la propria poetica. Tra tutti spicca Carlo Saraceni, artista veneziano di cui possiamo ammirare la Giuditta con la testa di Oloferne (1618), dipinto dai colori lividi e dai forti contrasti chiaroscurali.

Carlo Saraceni, Giuditta con la testa di Oloferne, il tempo di Caravaggio Collezione Roberto Longhi
Carlo Saraceni, Giuditta con la testa di Oloferne
1618 circa
Olio su tela, 95,8 x 77,3 cm
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
Il tempo di Caravaggio, la collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini

Si susseguono figure salde di una pittura fluida in cui i protagonisti sono gli Apostoli, che emergono dal fondo della tela tagliati dalla luce (Jusepe de Ribera, San Tommaso, 1612). Pitture materiche in una tensione descrittiva dei dettagli; e ancora, scene di una violenza caravaggesca in un’esaltazione preziosa dello status sociale.

Capolavoro assoluto della Collezione, La negazione di Pietro di Valentin de Boulogne (1615-1617 circa); un linguaggio caravaggesco da cui traspare un’eleganza tutta francese. Una scena ricca ed articolata, composta da sette figure, che narra l’episodio dei soldati che si giocano la veste di Cristo; personaggi che sembrano presi in momenti diversi del racconto ma che dialogano l’un l’altro per mezzo di una gestualità imperiosa.

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Una mostra che chiude con le tele del calabrese Mattia Preti, un artista a cui Longhi dedica un pionieristico saggio nel 1913, caravaggista per eccellenza che nel periodo romano conobbe le tecniche del Merisi lasciandosene influenzare (Mattia Preti, Susanna e i vecchioni, 1656-1659).

Ilenia Maria Melis

Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi

Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli

piazza del Campidoglio, 1 – Roma

fino al 10 gennaio 2021

www.museicapitolini.org

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4 thoughts on “Il tempo di Caravaggio, la collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini”

  1. È stata un’emozione vedere tutte queste opere di Caravaggio riuniti insieme in un’unica stanza!inoltre la collezione Longhinon era pubblica ma lo è diventata in seguito alla morte di Longhi

  2. Questa mostra mi sembra uno splendido modo per ricordare Roberto Longhi a cinquant’anni dalla sua scomparsa. Trovo le opere di Caravaggio potenti e sensuali, ma ciò che amo di più è il modo in cui usava la luce (ed il buio) nelle suo opere.

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