La donna nell'arte Artemisia Gentileschi

La donna nell’arte, Artemisia Gentileschi

La donna nell’arte, Artemisia Gentileschi – Nel Seicento, in un mondo dell’arte quasi interamente dominato da uomini, Artemisia Gentileschi si propone quale artista di stampo caravaggesco dal carattere moderno, coraggioso e determinato. Una donna nell’arte, una figura forte che si fa strada tra pregiudizi, violenze e soprusi.

Primo appuntamento della nuova rubrica di Orizzonte Cultura dedicata alla donna nell’arte con una vera e propria leggenda, colei che può essere considerata tra i massimi testimoni dell’arte del Seicento, Artemisia Gentileschi. Nota alle cronache del tempo non solo per la sua arte, ma anche per essere stata vittima di stupro da parte di un amico di famiglia, Agostino Tassi, pittore maledetto e dalla cattiva fama, per aver affrontato con coraggio e forza processi e pettegolezzi: Artemisia, la figlia di Orazio Gentileschi, colei che porta il nome della sua madrina, la nobildonna romana Artemisia Capizucchi.

Una donna violata ma non piegata nella mente, capace di portare avanti coraggiosamente la propria vita, cercando l’affermazione come pittrice di talento. Un’arte che è anche racconto, mezzo di denuncia del torto subito; non solo ritratti e nature morte, ma creazioni complesse tra sacralità e mitologia. Donne che si fanno strumento di riscatto e autodeterminazione grazie ad una gestualità, ad una bellezza luminosa condensata in narrazione: Lucrezia, Susanna, Cleopatra, Giuditta, l’Allegoria della Pittura, simboli, immagini di una capacità artistica manifestata nell’essere pittrice “seppur donna”.

Ammiro la tua bellezza, e sono sotto di essa…

È qui la forza dei quadri della Gentileschi:

nel capovolgimento brusco dei ruoli.

Una nuova ideologia vi si sovrappone,

che noi moderni leggiamo chiaramente:

la rivendicazione femminile“.

(Roland Barthes)

Artemisia, una vita per l’arte

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come suonatrice di liuto La donna nell'arte, Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi, Autoritratto come suonatrice di liuto
1617-18 ca.
Olio su tela, 65,5×50,2 cm
Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art
CT, Charles H. Schwartz Endowment Fund
©Allen Phillips/Wadsworth Atheneum
La donna nell’arte, Artemisia Gentileschi

Miracolo della pittura“, così i suoi contemporanei definivano Artemisia Gentileschi, una donna moderna, forte, in grado di combattere ogni pregiudizio, di sfidare un mondo dell’arte riservato esclusivamente agli uomini.

È l’8 luglio 1593 quando Artemisia nasce a Roma da Orazio Lomi Gentileschi (1563-1639) e Prudenzia Montone. Una passione per l’arte ereditata dal padre, noto pittore toscano; l’unica tra i figli portata per la pittura che, già quindicenne, aiuta il padre in bottega, macina i colori, prepara le tele. Artemisia vive in un ambiente che pullula di modelli ed artisti, in una città in cui risuona ben forte l’eco di Caravaggio, delle sue opere rivoluzionarie fatte di una pittura dal naturale. Orazio conosce bene Caravaggio, si sono frequentati, tanto che il pittore toscano testimonia in favore del Merisi nel corso di un processo.

Seppur relegata in casa, Artemisia Gentileschi si aggira per la Capitale, scortata dai fratelli e da Tuzia, la vicina di casa, impregnandosi d’arte, visitando chiese, recandosi presso i cantieri in cui lo stesso padre dipinge. Ed Artemisia osserva la pittura dal vero di Orazio, quella in cui vicine di casa, lavandaie e conoscenti divengono protagoniste di Madonne, garzoni e scalpellini vengono plasmati in Santi.

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Artemisia Gentileschi, Madonna con il Bambino, donna nell'arte
Artemisia Gentileschi, Madonna con il Bambino
La donna nell’arte, Artemisia Gentileschi

L’esordio nel mondo dell’arte a 17 anni sotto l’egida del padre, per apprendere la pittura dal naturale. “Una Madonna d’Artemisia Gentilesca con il putto in braccio“, questa una delle prime opere della donna conservata alla Galleria Spada di Roma; è Tuzia la sua musa, che posa dolcemente con in braccio il figlio (Artemisia Gentileschi, Madonna con il Bambino, 1609-1610). Un modello ripetuto in altri soggetti tramite l’ausilio di cartoni e disegni, alla maniera appresa dal padre. Diviene pittrice in soli 3 anni, così come afferma con vanto Orazio in una celebre lettera scritta nel 1612 alla Granduchessa di Toscana.

La Roma di Artemisia è un brulicare di cantieri che sorgono in una città in pieno cambiamento, che attrae pellegrini ed artisti. Tra questi Agostino Tassi (1578-1644), collega di Orazio, del quale quest’ultimo ha grande stima tanto sceglierlo come maestro della figlia per imparare quella prospettiva per cui “lo smargiasso” è noto. Ma l’apprendistato prende una piega spiacevole, ed Agostino, dopo essere stato respinto in seguito a diversi approcci, abusa della giovane (1611). Un evento che segna la vita e la carriera di Artemisia, tanto più che consumato nell’abitazione del Gentileschi con la compiacenza di quella Tuzia presa a modella della fanciulla nei suoi ritratti.

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Orazio tace sulla violenza subita dalla figlia finché questa non scopre che il Tassi è impossibilitato a contrarre matrimonio perché già sposato; Artemisia non può quindi essere “ripagata” del torto subito. Il Gentileschi denuncia Agostino a papa Paolo V e la giovane è costretta ad affrontare un processo, mortificata nel corpo, nel nome e nell’anima; è in questa occasione che Artemisia rivela tutta la sua forza affrontando con coraggio il tortuoso iter probatorio fatto di umilianti visite ginecologiche e torture volte ad accertare la veridicità delle sue dichiarazioni.

Così, il 27 novembre 1612, Agostino Tassi, viene condannato all’esilio perpetuo da Roma. Ma questo non ferma i pettegolezzi. Solo un matrimonio riparatore può riabilitare l’onore di Artemisia che il 29 novembre sposa Pierantonio di Vincenzo Stiattesi, modesto pittore fiorentino della corte di Firenze.

Il periodo fiorentino

Artemisia Gentileschi, Inclinzione, la donna nell'arte
Artemisia Gentileschi, Inclinazione
La donna nell’arte, Artemisia Gentileschi

È il 1613 quando Artemisia Gentileschi giunge a Firenze al seguito del novello sposo; qui rimane per circa otto anni distinguendosi come artista di primo piano nel panorama cittadino e dipingendo per i Medici. Un successo testimoniato, non solo dalle numerose committenze, ma anche dall’ammissione, prima donna della storia, all’Accademia del Disegno (1616).

Il panorama fiorentino è un pullulare di personalità di spicco, importante snodo artistico, ma non solo; è in questo contesto che Artemisia incontra Cristofano Allori (1577-1621), pittore fiorentino che contribuisce all’evoluzione artistica della Gentileschi; si fanno spazio nella pittura della donna soluzioni più eleganti, decorative, che Artemisia coniuga amabilmente con una pennellata morbida ed una preziosa tavolozza.

Altra figura fondamentale per il successo professionale della donna è Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1646), mecenate e nipote del grande Buonarroti. Nella cerchia di Buonarroti il Giovane figurano personalità di spicco dell’arte, della musica, della letteratura e della scienza: tra tutte, il pisano Galileo Gallilei (1564-1642) con cui Artemisia instaura un legame di forte amicizia documentato anche dall’interesse della pittrice per gli studi dello scienziato sull’atmosfera. Ed è evidente l’omaggio a Galileo nella figura dell’Inclinazione realizzata per Casa Buonarroti tra il 1615 ed il 1616: destinato al soffitto della Galleria del palazzo di via Ghibellina a Firenze, il dipinto faceva parte di un ciclo di raffigurazioni allegoriche affidate a giovani artisti. Una donna si libra leggera sulle nuvole tenendo tra le mani una bussola che la guida verso la stella polare.

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Il ritorno a Roma

Artemisia Gentileschi, Ritratto di gonfaloniere pontificio
Artemisia Gentileschi, Ritratto di gonfaloniere pontificio
La donna nell’arte, Artemisia Gentileschi

Problemi di debiti e l’incrinarsi dei rapporti con la corte medicea riconducono Artemisia a Roma nel 1620; ma ora la situazione è differente, la pittrice è una donna sposata, ma soprattutto indipendente, capace di provvedere a se stessa ed alla sua famiglia. Il rientro nell’Urbe è confermato da una tela, il Ritratto di un gonfaloniere (1622) che immortala un ignoto gentiluomo in un interno. Uno stendardo spicca sulla parete di fondo dove risalta un uomo vestito da una luccicante armatura decorata da fascia sul petto e spada sul fianco.

Artemisia Gentileschi, Giuditta con la sua ancella, la donna nell'arte
Artemisia Gentileschi, Giuditta con la sua ancella
La donna nell’arte, Artemisia Gentileschi

Ormai artista affermata, Artemisia, ha modo di frequentare l’élite artistica e stringe amicizia con le maggiori personalità dell’arte; contatti fecondi che si riflettono nella Giuditta con la sua ancella (1625 circa). La decapitazione di Oloferne è già avvenuta e l’eroina è all’erta mentre la sua fida ancella Ambra depone la testa mozzata in un cesto dopo averla coperta con un panno; un gioco di luci e ombre che tradisce un’ispirazione caravaggesca dell’opera ed uno studio dal vero dei dettagli.

Tuttavia, il soggiorno romano non regala alla pittrice ricche commesse: a lei sono, infatti, precluse le grandi pale d’altare ed i cicli affrescati. Alla ricerca di lavori più grandi, la Gentileschi si trasferisce prima a Venezia, poi a Genova al seguito del padre Orazio.

Artemisia a Napoli

Artemisia Gentileschi, Nascita del Battista, donna nell'arte
Artemisia Gentileschi, Nascita di san Giovanni Battista, 1635 ca.
Olio su tela, 184×258 cm
Madrid, Museo Nacional del Prado
©Museo Nacional del Prado
La donna ne”arte, Artemisia Gentileschi

Alla ricerca di un ambiente culturale più brillante, la pittrice si reca a Napoli nell’estate del 1630. Qui l’artista si trova per la prima volta a dipingere tre tele per una chiesa, la cattedrale di Pozzuoli: il San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli, l’Adorazione dei Magi e i Santi Procolo e Nicea. Allo stesso periodo appartiene anche la Nascita di San Giovanni Battista (1635 circa): un gruppo di levatrici lava il neonato mentre Zaccaria, l’anziano genitore reso muto per non aver creduto alla premonizione dell’angelo, scrive su una tavoletta il nome del bambino e la madre Elisabetta è assistita sul letto da una domestica.

Dopo un soggiorno a Londra di alcuni anni, Artemisia, alle prime avvisaglie di guerra civile, rientra a Napoli dove muore forse nel 1654 di peste.

Indipendente, coraggiosa, determinata, anticonformista, Artemisia Gentileschi, non fu solo una pittrice di talento, ma una donna di cultura, capace di superare dolori ed avversità riversandoli nella sua pittura, tanto da cambiare l’immagine della donna nei suoi quadri. Piacere, forza, non più le creature angelicate della cultura precedente declinate in una nuova immagine della donna.

Ilenia Maria Melis

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