Luca SIgnorelli mostra Musei Capitolini

Luca Signorelli in mostra a Roma ai Musei Capitolini

A pochi mesi dall’anniversario dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello, per la prima volta, Luca Signorelli in mostra ai Musei Capitolini di Roma; Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte, un’esposizione che celebra l’alta parabola pittorica di uno dei protagonisti del Rinascimento italiano. Un’arte oscurata solo dall’arrivo di due giganti, Michelangelo e Raffaello, che si ispirarono fortemente al maestro di Cortona. Circa 60 opere provenienti dalle collezioni italiane e straniere che mettono in risalto il contesto storico in cui avvenne il primo soggiorno di Signorelli nella Capitale, offrendone una nuova lettura.

Enorme il contributo di Luca Signorelli nella storia dell’arte messo bene in evidenza nella mostra ai Musei Capitolini; un artista che restituì alle raffigurazioni del corpo umano le correte proporzioni donandogli anche un animo, una forte espressività carica di drammaticità. E forte il legame del maestro con Roma, con le sue antichità, in particolare con la statua dello Spinario  che vide nella Città Eterna quando venne a lavorare all’affresco della Cappella Sistina. Un’esposizione che ne ripercorre per immagini il percorso artistico fatto di successi ed oblio.

Roma al tempo di Luca Signorelli

Anonimo, Veduta di Roma, Biblioteca Reale Torino, Luca Signorelli mostra Musei Capitolini
Anonimo, Veduta di Roma, miniatura su carta, metà del secolo XV, Torino, Biblioteca Reale

Sin dal Medioevo la Capitale rappresentò per le masse di pellegrini e viaggiatori una tappa imprescindibile nel viaggio verso le reliquie dei martiri e le testimonianze dell’antico passato della cristianità.

Il fascino di Roma non lasciò insensibile nemmeno Luca Signorelli; l’artista cortonese ebbe con la Capitale un rapporto d’eccezione, esaltato dalla creatività di una città che trovava la propria essenza in architetture, rovine e antichità classiche.

Tenuto in grande considerazione dagli artisti contemporanei, Luca Signorelli (Cortona 1450 ca. – 23 ottobre 1523) venne chiamato a Roma nel 1482 per partecipare alla decorazione della Cappella Sistina. In seguito a questo incarico lavorò a Firenze per Lorenzo il Magnifico e dipinse il ciclo di affreschi del Giudizio Universale della Cappella Nova del Duomo di Orvieto. Qui si scorgono gli echi di complesse problematiche teologiche, come quella del rapporto fra anima e corpo affrontata dal trattato De sanguine Christi di Sisto IV. Lo stesso Sisto IV fu patrono delle arti: a lui si devono donazioni di opere come i frammenti del Colosso di Costantino, la Zingara, lo Spinario e la Lupa, nonché la realizzazione della Cappella Magna, appellativo volto ad indicare la Cappella Sistina.

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Sui ponteggi della Cappella Sistina

Conclusi i principali lavori edilizi della Sistina, fu la volta della decorazione pittorica; la necessità di concludere in breve tempo la decorazione della Cappella, spinse i quattro artisti iniziali, Cosimo Rosselli, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino,a chiedere aiuto a colleghi per rispettare la scadenza del 15 marzo 1482. Luca Signorelli fu uno di questi; il suo intervento è stato recentemente riconosciuto in due celebri scene, il Testamento e Morte di Mosè, realizzato con la collaborazione di Bartolomeo della Gatta, e la Consegna delle chiavi di Perugino, dove la sua mano è riconoscibile nelle raffigurazioni degli Apostoli alle spalle di Cristo. Vasari testimonia, inoltre, come Signorelli avesse eseguito un affresco crollato e rifatto in seguito, il Combattimento sul corpo di Mosè.

Nel Duomo di Orvieto

Luca Signorelli, Cappella di San Brizio, Orvieto
Luca Signorelli, Cappella di San Brizio, Orvieto

Tra le opere principali del percorso artistico di Signorelli spiccano sicuramente gli affreschi della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto che il maestro realizzò tra il 5 aprile 1499 e il 1504. All’inizio Signorelli doveva completare il lavoro iniziato cinquant’anni prima da Beato Angelico sulle vele della volta. La rapidità di esecuzione convinse la Fabrica ad affidargli la decorazione del Giudizio Universale. Drammaticità e pathos si condensano nell’astuta narrazione, ideata dall’artista, degli antefatti del Giudizio, episodi mai narrati fino a quel momento. Fonte di ispirazione per Luca Signorelli furono le Sacre Scritture e la Divina Commedia, ma anche scritti minori suggeriti da Antonio Albèri, arcidiacono della Cattedrale di Orvieto. La potenza espressiva culmina nelle scene affrescate con minuzia di particolari: i Fatti dell’Anticristo, il Finimondo, la Resurrezione della carne, la Separazione dai reprobi affiancata dagli Eletti e dai Dannati.

Lo stesso Luca Signorelli si ritrae nell’affresco: accanto a Beato Angelico, nella lunetta con l’Anticristo, l’artista si rappresenta fuori scena, vestito di nero con capelli lunghi e biondi.

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La cena da Bramante e a casa di Michelangelo

Occorrono venticinque anni perché si abbia nuova traccia di un soggiorno romano di Signorelli dopo l’impresa della Cappella Sistina. Questo però non esclude permanenze intermittenti nel corso degli anni; si ritiene, infatti, sia transitato nella Città Eterna nella primavera-estate del 1507 per decorare una cella Vaticana su commissione di Giulio II.

Risale probabilmente a questo periodo la cena romana dell’architetto Donato Bramante alla quale parteciparono anche il Perugino e il Pinturicchio; una ipotetica cena di lavoro per concertare una proposta da sottoporre al Pontefice per la decorazione della sua abitazione. Ipotesi che cadde con l’avvento di Raffaello che soppiantò, forse su consiglio dello stesso Bramante, i tre artisti.

Luca Signorelli, Autoritratto, mostra Musei Capitolini
Luca Signorelli (attribuito), Autoritratto e ritratto di ser Niccolò di Angelo (Franchi), recto, 1504 ca., affresco su lastra in laterizio, Orvieto, Museo dell’Opera del Duomo

Un nuovo soggiorno nella Capitale è attestato dalle fonti nel 1513, nella veste di procuratore della nuora Mattea di Domenico di Simone detto Scaramuccia; Signorelli era, infatti, incaricato di curare gli interessi della donna in una disputa con le suore di San Michele Arcangelo di Cortona. Sappiamo anche che l’artista cortonese approfittò dell’incontro con Michelangelo Buonarroti per ottenere un prestito di 40 giulii, la moneta argentea che portava il nome di papà Giulio II; a questa somma se ne aggiunse un’altra pochi anni dopo quando Signorelli si recò nella casa del Buonarroti in piazza Macel de Corvi.

Un episodio che rivela lo stretto sodalizio tra i due pittori nato dall’ammirazione che Michelangelo aveva nei confronti del cortonese per l’affresco del Giudizio Universale nella Cappella di San Brizio; un’opera presa probabilmente ad ispirazione per il Giudizio Universale della Cappella Sistina.

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Dall’oblio alla riscoperta

Il mutare del gusto verso la seconda metà del Settecento porta all’affermarsi di correnti romantiche interessate alla riscoperta dei maestri del primo Rinascimento. È questo un momento decisivo per l’arte di Signorelli che passa dall’oblio ad una nuova affermazione. A questo risveglio dell’interesse per l’artista cortonese contribuì anche Giorgio Vasari che, con le due edizioni delle Vite, alimentò un fuoco solo sopito. Il vero recupero critico dell’artista si deve però all’erudito francescano Guglielmo della Valle che nella sua Storia del Duomo d’Orvieto lo elegge a maestro di Michelangelo, Raffaello e Leonardo da Vinci.

Oblio e riscoperta caratterizzarono anche l’andamento dell’arte di Signorelli nel mercato antiquario; solo nell’Ottocento le sue opere verranno richieste dal mercato dopo secoli di assenza dagli inventati più illustri.

Roma nelle opere dell’artista cortonese

Il fascino suscitato dallo Spinario bronzeo conservato in Campidoglio sin dal 1471 e da quello mediceo in marmo è ben evidente nelle opere pittoriche del maestro cortonese; ne trasse, infatti, ispirazione per la posa di diverse figure. Esempi nel giovane seduto alle spalle della Vergine nella Madonna con il Bambino di Monaco, o nel neofita che attende il battesimo di Giovanni nel Battesimo di Cristo della pala di Arcevia eseguita nel 1508 al rientro del secondo soggiorno romano.

I richiami alla Capitale si avvertono ancora nello spettacolare Martirio di San Sebastiano (1498) dipinto per la Cappella Brozzi nella chiesa di San Domenico a Città di Castello; nel paesaggio sullo sfondo sono infatti individuabili richiami al Colosseo e all’Arco di Costantino. Un’opera di eccezionale bellezza che colpì il giovane Raffaello per la definizione dei corpi, fatti non solo di ossa e muscoli, ma anche di anima.

Le rovine romane sono ancora presenti nel Crocifisso con la Maddalena, dipinto dal Signorelli per il convento di Annalena a Firenze: qui si può scorgere una struttura ispirata a Castel Sant’Angelo.

Luca Signorelli, Martirio di san Sebastiano
Luca Signorelli, Martirio di san Sebastiano, 1498 ca., olio su tavola, Città di Castello (Perugia), Pinacoteca Comunale

Il fascino di Luca Signorelli viene amplificato nella mostra romana ai Musei Capitolini; una prima volta nella Capitale che permette di ammirare capolavori, restaurati per l’occasione, ma anche di immergersi nelle vicissitudini artistiche che si intrecciano con la storia.

Una mostra preziosa quella ai Musei Capitolini, dedicata ad un artista, Luca Signorelli, vissuto tra Quattrocento e Cinquecento a cui fu affibbiata un’etichetta che ha nuociuto alla sua carriera: quella di essere un precursore di Michelangelo. Un viaggio che ripercorre il rapporto dell’artista con Roma, il Campidoglio ed i Musei Capitolini. Un antiquario con una reinterpretazione viva dell’antichità.

Ilenia Maria Melis

Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte

Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli

piazza del Campidoglio, 1 – Roma

fino al 3 novembre 2019

www.museicapitolini.org

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