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Vasari per Bindo Altoviti: il Cristo portacroce

    Vasari, mostra Cristo portacroce
    Vasari alla Galleria Corsini
    Vasari alla Galleria Corsini

    Il merito è di Carlo Falciani, esperto studioso di pittura vasariana, che riconosce ad un asta il “quadro di braccia uno e mezzo drentovi una figura dal mezzo in su grande, un Cristo che portava la Croce” registrato da Vasari nel libro delle Ricordanze. Un recupero importante, per la prima volta ammirabile dal pubblico, che testimonia un momento cruciale dell’attività vasariana a Roma al servizio di papa Giulio III prima del passaggio alle dipendenze di Cosimo I de’ Medici per la decorazione di Palazzo Vecchio. Un desiderio, quello di entrare alle dipendenze della corte fiorentina, per lungo tempo inseguito dall’artista che volle suggellare con un’ultima opera romana che superasse ed interpretasse gli influssi michelangioleschi nella pittura di matrice sacra.

    mostra Vasari, Raffaello ritrae Bindo
    Raffaello Sanzio, Ritratto di Bindo Altoviti

    Le opere non nascono solo per un’ispirazione, un sentimento che sfocia nel bisogno di esprimersi imprimendo su tela le pulsioni dell’anima. Spesso l’arte, soprattutto in passato, è realizzata su commissione; nel Rinascimento, infatti, alte cariche e ricchi collezionisti ordinavano quadri suggerendo agli artisti tematiche e soggetti. Bindo Altoviti (1491-1556) fu proprio lo specchio della società rinascimentale: banchiere stimato da Michelangelo che gli donò uno dei cartoni utilizzati per gli affreschi della Cappella Sistina, venne ritratto da Raffaello e Benvenuto Cellini. Fin dal pontificato di Leone X ricoprì importanti incarichi per la curia papale; una figura attraverso la quale sarebbe possibile interpretare le vicende storiche e politiche di un’epoca vista la sua pluralità.

    Vasari, Cristo portacroce
    Vasari, Cristo portacroce

    Amante dell’arte, Bindo si avvalse dei favori di pittori e scultori di elevata fama. Tra questi il posto d’onore spetta a Vasari a cui commissionò numerose opere partendo dalla pala dell’Immacolata Concezione della chiesa di Ognissanti a Firenze (1540-1541) fino al Cristo portacroce (1553). Ospite della residenza romana del banchiere, Vasari affrescò anche la loggia con il Trionfo di Cerere, unica opera sopravvissuta alla distruzione del palazzo avvenuta nel 1888; oggi l’affresco è conservato presso il Museo di Palazzo Venezia.

    Ricordo come a dì XX di maggio 1553 Messer Bindo Altoviti ebbe un quadro di braccia uno e mezzo drentovi una figura dal mezzo in su grande, un Cristo che portava la Croce che valeva scudi quindici d’oro”.

    G. Vasari, Il libro delle Ricordanze di Giorgio Vasari

    Vasari, Cristo portacroce dettaglio
    Vasari, Cristo portacroce dettaglio

    Unica tavola dell’artista aretino con queste misure, il Cristo portacroce condensa l’arte di Vasari verso la fine del suo soggiorno a Roma; un momento in cui il pittore guardava a Michelangelo e a Sebastiano del Piombo.  Un’opera simbolica non narrativa che ancora non risente del clima della Controriforma, in cui gli strumenti della passione sono appena accennati. Vasari non insiste sulla sofferenza, sulla narrazione dei fatti; Cristo risalta dallo sfondo cupo. Il volto è di serena accettazione del peso della croce, pesante, incorniciato da riccioli lunghi e fluenti che assieme alla barba rossiccia sono propri dell’iconografia del Salvatore.

    Un’opera di fede che probabilmente era collocata assieme ad altre composizioni in alto; una caratteristica riscontrabile nel braccio sinistro, muscoloso ma oltre misura, messo in evidenza dalla manica arrotolata al gomito. Una semplicità compositiva che risalta nel contrasto cromatico di chiari e scuri senza che l’artista abbia necessità di ricorrere a toni metallici e dorati. Una grandezza austera e simbolica in cui lo sfondo scuro è mosso solo dal bruno della pesante croce; in cui il gesto sottolinea l’espressione sospirata e dolorante di un volto che porta il peso dell’altrui peccato.

    Ilenia Maria Melis

    Vasari per Bindo Altoviti. Il Cristo portacroce

    Galleria Corsini

    Via della Lungara, 10 – Roma

    fino al 30 giugno 2019

    www.barberinicorsini.org

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