VI Edizione Premio Goliarda Sapienza, il riscatto degli ultimi: racconti dal carcere, dove la scrittura supera il muro della reclusione

I racconti dal carcere del Premio Goliarda Sapienza. Percorro un corridoio inaspettatamente illuminato dalla luce del giorno che filtra attraverso le vetrate; sembra l’accesso ad un ufficio, invece improvvisamente mi ritrovo catapultata in un androne circondato da più livelli e sbarre dietro le quali uomini incuriositi, talvolta lasciandosi andare a schiamazzi affliggenti, cercano di comprendere il motivo di quella folla che si riunisce; sembra un girone dell’Inferno dantesco, forse lo è: è il carcere di Regina Coeli.

 

Quanta tristezza, quanto dolore dietro quegli occhi imbarazzati per un evento, un avvenimento che sconfina dalla routine quotidiana rinchiusa dietro le gelide sbarre del carcere. All’indomani della celebrazione da parte di Papa Francesco del Giubileo della Misericordia un progetto di speranza vuole “abbattere” il muro della Casa Circondariale, ricettacolo di dolore, disperazione e solitudine, con un concorso letterario, unico in Europa, dedicato ai detenuti, i quali, affiancati da tutor d’eccezione tra scrittori, giornalisti ed artisti, hanno dato voce alle proprie storie con scritti che rimarranno indelebilmente incisi nella memoria dei lettori; fil rouge il perdono che si lega inevitabilmente a stretto giro con le tematiche giubilari della misericordia. Il Premio Goliarda Sapienza, non un progetto qualsiasi, ma un concorso giunto alla sua VI edizione, nato nel 2010 da un’idea della giornalista Antonella Boletti Ferrera ed intitolato a Goliarda Sapienza, attrice e scrittrice deceduta venti anni fa, autrice del libro “L’arte della gioia”, il racconto di una vita di coraggio attraverso le peripezie dei suoi protagonisti: un antidoto allo scoramento umano.

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Premio Goliarda Sapienza – Immagini fotografiche di Gaetano Pezzella tratte dal libro “Hotel Rebibbia”

I carcerati protagonisti con le loro emozioni su carta

Veri protagonisti i carcerati che, attraverso i loro scritti, hanno aperto le porte del proprio cuore condividendo dolore e risentimento. Come sottolineato da Santi Consolo, capo dipartimento Amministrazione Penitenziaria, quando si è ristretti si soffre; la capacità di introspezione per queste persone è già una presa di coscienza della propria condizione e la comunicazione deve rappresentare un primo passo verso la costruzione di ponti con la società libera affinché i detenuti possano imparare a “ballare sotto la pioggia”, a non essere più in balia delle tempeste della vita, ma loro stessi artefici del proprio futuro. Tutto questo è possibile solo con progetti che riempiano la vita vuota dei detenuti con contenuti culturali e proposte lavorative che restituiscano dignità a chi, suo malgrado, l’ha persa in circostanze tragiche.

La scrittura oltre le sbarre

La scrittura si fa, quindi, riflessione sui propri errori, riconquista di speranze naufragate nella prospettiva dell’ergastolo, emozione che concorre nel far emergere la verità: nasce così un libro denso di emozioni che raccoglie i racconti tormentati dei 25 finalisti del Premio, i cui introiti contribuiranno alla realizzazione di progetti in favore della cultura della legalità. Vincitori di quest’anno, per la sezione Adulti, Michele Maggio, affiancato da Sandro Ruotolo, con il racconto Cemento Urlante, quasi una narrazione cinematografica all’interno di tredici celle, capitoli di una vita vissuta all’interno del carcere ove il silenzio è rotto “solo dallo sbattere delle chiavi nelle serrature”; per la sezione Minori e giovani adulti, “Antonio”, supportato da Erri De Luca, con Il biglietto di Rosa Parks, un collage di anime graffiate che si raccontano con l’impulsività tipica della loro giovane età.

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Premio Goliarda Sapienza – Immagini fotografiche di Gaetano Pezzella tratte dal libro “Hotel Rebibbia”

Emozioni e sentimenti dolorosi

Corpi sottovuoto, intrappolati nell’inattività delle membra che contemplano la gioia effimera dei ricordi che lievemente risalgono la memoria. Storie di tragedie, di un male del passato, di reminiscenze più dolorose della prigionia stessa; famiglie in cui si cela l’orco, in cui madri che dovrebbero proteggere una figlia divengono “protettrici” pronte a vendere la carne della propria carne, come Olga, che affida il dolore alla penna e ritrova la fede nel cammino verso Dio, sino a giungere a riacquisire la speranza. Infanzie violate, corpi abusati, figli abbandonati sull’uscio della via, mani che si ergono vendicative per porre fine alla disperazione; drammi arginati dal nastro bianco rosso degli “sbirri”, in cui l’altrui disprezzo allevia le coscienze e difende dall’idea di essere stati artefici di azioni efferate. Uomini cresciuti in ambienti malavitosi ma che si reinventano per divenire protagonisti del proprio destino attraverso la fatica, una fatica per riscoprire il bene che gioca una partita attiva dentro ognuno di noi e che, grazie alla solidarietà, germoglia in fiore. Sentimenti arcaici fusi tra violenza  e passione; un viaggio nel buco nero dell’anima, dell’attesa, riempito dalle parole che sgorgano copiose dal profondo e graffiano la carta. Amori perduti, germoglio di un cambiamento per ritrovarsi; storie d’onore, l’onore che risuona come eco in un percorso ad ostacoli attraverso il quale si compiono azioni aberranti; infanzie fatte di rancori, abbandoni, privazioni, fantasmi che tornano dal passato. Un’alternanza di reclusioni che si liberano nella scrittura; parole scritte di getto “in preda alla disperazione, quando neanche le gocce del dottore” sembrano dar sollievo.

Un punto di vista differente

Dall’altro lato una giustizia amara che talvolta trova il suo drammatico epilogo nella vendetta, l’atto crudele, l’occhio per occhio ossessivo generato dal rancore ed alimentato dall’orgoglio; un appagamento inutile e futile che porta solo ad un doloroso rimpianto per le azioni compiute, per le vite spezzate, per la libertà perduta, per l’impossibilità di tornare sui propri passi e la prospettiva di marcire perdendosi tra nella solitudine dei propri sensi di colpa rinchiusi tra quattro gelide mura. Questo è il momento in cui la corsa frenetica della vita si arresta e ci si ritrova ad un punto zero in cui si è costretti, dall’emarginazione, a riflettere; in cui la Legge pone di fronte alle proprie azioni ed alle, forse, inaspettate conseguenze che la fulminea furia non ha permesso di contemplare.

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Premio Goliarda Sapienza – Immagini fotografiche di Gaetano Pezzella tratte dal libro “Hotel Rebibbia”

Una rinascita grazie alla scrittura

Ma questa può essere anche una ripartenza, non solo il punto di arrivo, non solo il baratro che ingoia e non lascia più alcuna via d’uscita. Un pentimento, una redenzione sono possibili, ma devono partire dall’analisi oggettiva dei fatti, dalla presa di coscienza dell’operato, dal desiderio di lavare l’animo, di cancellare le macchie insanguinate che imbrattano le crudeli mani che si sono alzate impietose sul “fratello”. La misericordia giunge, talvolta, per vie inaspettate, ed anche all’interno di una selva piena d’odio come il carcere si possono incontrare figure desiderose di accompagnare l’errante nel suo cammino di sincero pentimento. Si intrecciano, così, percorsi del destino in cui si tenta di arginare gli errori di una vita. La scrittura diviene il salto oltre il baratro della solitudine, oltre il dolore, un salto verso la consapevolezza ed il perdono; ma è anche un incidere nell’altrui memoria antologie di riparazione che sconfinano oltre le sbarre, oltre il cortile in cui i detenuti si affollano per l’anelata ora d’aria. Un dolore che finisce con il perdono, un atto di misericordia in grado di valicare il confine di un orgoglio che rende deboli.

Ilenia Maria Melis

 

Così vicino alla felicità. Racconti dal carcere
a cura di Antonella Bolelli Ferrera
prefazione di Dario Edoardo Viganò
RAI ERI 

448 pagine
disponibile su Amazon   

 

 

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