Vincent Van Gogh in mostra a Padova

Vincent Van Gogh in mostra a Padova

Vincent Van Gogh in mostra a PadovaIl 10 ottobre ha aperto al pubblico, presso il Centro San Gaetano di Padova, la più grande mostra italiana dedicata a Van Gogh; 125 opere, tra capolavori dell’artista olandese e tele di chi ne ha intrecciato il percorso creativo, per un’esposizione volta a far conoscere, passo dopo passo, trame della vita e dell’arte di Vincent Van Gogh poco note. Un racconto attraverso le parole di Van Gogh estrapolate dalle sue numerose lettere.

Il celebre ed amato artista del post-Impressionismo, Vincent Van Gogh, in mostra a Padova fino all’11 aprile 2021 in un’esposizione che promette di svelare trame poco note della vita, artistica e non, del pittore olandese.

Un cammino pensato dal curatore Marco Goldin, per ripercorrere i punti focali dell’attività di Van Gogh, i luoghi che lo hanno visto divenire il pittore oggi celebrato in tutto il mondo. Un viaggio nella sua rapida evoluzione artistica tra Belgio, Olanda e Francia.

Ottantadue tra quadri e disegni di Vincent Van Gogh che, grazie alla fondamentale collaborazione del Kröller-Müller Museum e del Van Gogh Museum, offrono l’opportunità di ripercorrere in arte ognuno dei periodi della vita di un grande artista.

Vincent Van Gogh in pillole

Vincent van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro grigio, Vincent Van Gogh mostra Padova
Vincent van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro grigio, 1887
Vincent Van Gogh in mostra a Padova

Vincent Van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890), fu artista molto prolifico anche se non incontrò sin da subito l’appoggio del pubblico. Geniale, incompreso, fu capace di influenzare l’arte del XX secolo.

Figlio di un pastore protestante, Vincent ebbe una vita difficile e tormentata; sin da giovane la sua forte sensibilità lo mise di fronte ad una solitudine interiore difficile da sopportare. Taciturno, poco incline alla compagnia degli altri, Van Gogh non ottiene ottimi profitti a scuola; così, nel 1868, il padre, il pastore calvinista Theodorus, spinto dalle ristrettezze economiche, è costretto a ritirarlo da scuola ed introdurlo nel mondo del lavoro.

La vocazione artistica è ancora lontana ma il destino inizia a metterci lo zampino e Vincent viene assunto come commesso in una nota casa d’arte francese. È un commesso modello e la sua accuratezza nel lavoro lo premia con un incarico di maggior prestigio; nel frattempo anche il fratello Theo intraprende la stessa strada lavorativa, lui, forse, l’unico con cui Vincent rimarrà sempre legato e a cui indirizza un gran numero di lettere da cui emerge il forte stato di solitudine che continua a perseguitarlo.

Anche in amore l’artista olandese non sembra essere più fortunato: la sua goffaggine ed irruenza nei rapporti decreterà i suoi continui fallimenti nelle relazioni. La prima delusione amorosa fa crescere in lui una forte vocazione religiosa; un fervore che in un primo momento preoccupa i familiari del ventitreenne Vincent. Visita i malati, dà lezioni ai ragazzi; ma il suo lavoro non è sempre gradito e viene quindi spedito, come evangelista laico, a Wasmes; è il 1879 e, in questa regione del Belgio meridionale, nasce la coscienza di Van Gogh come pittore.

Ho scarabocchiato un disegno che rappresenta dei minatori di carbone che vanno ai pozzi, al mattino, nella neve, su un sentiero che costeggia una siepe di rovi, ombre che passano, vagamente distinguibili nel crepuscolo“, così scrive al fratello Theo il 20 agosto 1880. Due mesi dopo si iscrive all’Accademia di Belle arti di Bruxelles; la sua formazione si accosta all’esempio del realismo paesaggistico, in particolare all’opera di Millet che si avvicina al suo mondo emotivo.

Vincent Van Gogh, Tessitore al telaio
Vincent Van Gogh, Tessitore al telaio, 1884
Vincent Van Gogh in mostra a Padova

Dopo essere stato nuovamente respinto in amore (questa volta dalla cugina Kee), Vincent si infatua di una prostituta trentenne, madre di una bambina e in attesa di un altro figlio (1882); il rapporto, seppur contrastato, sembra consolidarsi andando avanti per qualche tempo. La donna sarà la sua modella prediletta in disegni dalla forte carica drammatica.

Smessi gli abiti del derelitto, e raggiunta la famiglia a Nuenen, Vincent si tuffa nella pittura; cavalletto sulle spalle e valigetta dei colori, ritrae contadini e artigiani. Da qui i cicli pittorici volti a valorizzare il lavoro artigianale con ritratti che assumono i toni dell’Espressionismo.

Dopo la morte del padre (1885), Vincent Van Gogh si trasferisce ad Anversa dove si iscrive alla Scuola di Belle Arti; la sua tecnica migliora e si fa più sicura. Trasferitosi a Parigi, nuove frequentazioni segnano la sua produzione pittorica: Monet, Degas, Pissarro, Renoir e Gauguin. La sua pittura però, seppur influenzata dall’Impressionismo, rimane autonoma: i toni scuri che dapprima dominavano le sue tele, si fanno sempre più vivaci.

Il carattere schivo e solitario lo fa allontanare da Parigi, da Theo e dagli amici Impressionisti; è il 20 febbraio 1888 quando si rifugia ad Arles, una cittadina del sud della Francia. Qui Vincent, sollecitato dai contrasti di colore degli splendidi paesaggi circostanti Arles, si immerge nella pittura; una dedizione che gli provoca forti stati nervosi sfociando nella malattia. A sancire il tracollo fisico e mentale è la rottura dell’amicizia con Paul Gauguin; nel maggio 1889 Van Gogh sta male e chiede di essere ricoverato a Saint-Rémy.

Dopo un primo periodo di stallo, riprende in mano il pennello dando vita a veri e propri capolavori. Ed è in questo periodo che qualcuno inizia a notare i suoi lavori; invitato a partecipare alla mostra Les XX del gennaio 1890 a Bruxelles, due suoi dipinti riscuotono un grande successo (Iris e Notte stellata).

Le crisi continuano tra opere in cui la luce è estremizzata e altre dal carattere più malinconico. Il 27 luglio 1890, colpito dall’ennesima crisi, Vincent Van Gogh si spara un colpo nel petto mentre dipinge tra i suoi amati campi; morirà due giorni dopo interrompendo una vita tormentata ma costellata di capolavori ineguagliabili.

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I colori della vita

Vincent van Gogh, Paesaggio con covoni e luna che sorge, Vincent Van Gogh mostra Padova
Vincent Van Gogh, Paesaggio con covoni e luna che sorge, 1889
Vincent Van Gogh in mostra a Padova

Non una semplice sfilata di quadri di Vincent Van Gogh, ma un percorso volto a scoprire, passo dopo passo, aspetti poco noti della vita e delle opere del pittore olandese; questo il manifesto di intenti che si cela dietro il progetto curatoriale di Marco Goldin. Un racconto che trae le fila dalle parole dello stesso Van Gogh, raccolte in un poderoso volume da Goldin, ideatore e curatore della mostra: Van Gogh. L’autobiografia mai scritta.

Un cammino per immagini che intende soffermarsi sui luoghi in cui si è concentrata l’attività del pittore olandese, punti di snodo per la sua arte; tappe che lo hanno visto divenire il pittore universalmente conosciuto, esercitando su di lui un fascino leggibile nei suoi quadri. Un’evoluzione artistica rapida indotta dai luoghi in cui Van Gogh ha vissuto, tra Belgio, Olanda e Francia.

Ottantadue quadri di Van Gogh esposti in mostra a Padova in un itinerario che combina il saper guardare con gli occhi alla capacità di fondere la propria anima con quella dell’artista.

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Van Gogh, la mostra

Francis Bacon, Studio per un ritratto di Van Gogh IV
Francis Bacon, Studio per un ritratto di Van Gogh IV, 1957
Vincent Van Gogh in mostra a Padova

Van Gogh. I colori della vita, una mostra che prende il via da un quadro invisibile, Il pittore sulla strada di Tarascona, opera andata distrutta nel corso di un bombardamento alleato su Magdeburgo sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Una tela che riproduceva lo stesso Van Gogh camminare sotto il sole andando incontro al suo lavoro quotidiano nella campagna: cappello di paglia a larghe tese, cavalletto sulle spalle, tavolozza e colori in mano. Immagini iconiche che inspirano persino Francis Bacon in un dialogo ideale che va ad unire due pittori distanti tra loro mezzo secolo. Un omaggio attraverso il quale Bacon vuole rendere Van Gogh come una figura sospesa, appartenente alla vita e al tempo stesso alla morte.

L’esposizione prosegue con ciò che può essere ritenuto l’inizio della produzione dell’artista olandese, il disegno, principio di un percorso di formazione durato meno di due anni; il tutto, accompagnato da una raccolta epistolare che riassume bene lo stato interiore del pittore, dai primi disegni al trasferimento all’Aia.

Come puoi vedere sto dunque lavorando come un matto, anche se per il momento non ho ottenuto risultati molto soddisfacenti. Ma spero che queste spine daranno all’ora giusta il loro fiore e che questa lotta in apparenza sterile non sia altro che un lavoro di procreazione. Prima il dolore, poi la gioia.

(Lettera a Theo, 24 settembre 1880

Sala dopo sala si passano in rassegna le tappe salienti della vita dell’artista: alla fine di dicembre 1881 è all’Aia quando continua il percorso di studi presso l’atelier di Anton Mauve; così come il lavoro di osservazione sul campo delle figure, dei giochi di luce ed ombre, essenziali per rendere il movimento dei personaggi ritratti. Momenti in cui si sedimenta, nella tecnica di Van Gogh, il realismo, assumendo un’inclinazione malinconica che corrisponde allo spirito del pittore.

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Vincent Van Gogh, La vecchia torre di Nuenen, 1884, mostra Padova
Vincent Van Gogh, La vecchia torre di Nuenen, 1884
Vincent Van Gogh in mostra a Padova

E ancora, gli anni tra tessitori e contadini: con l’arrivo dell’inverno e l’impossibilità di dipingere all’esterno, Van Gogh raggiunge la casa di famiglia a Nuenen (1883); qui inizia il ciclo di opere dedicate al lavoro contadino, incarnazione pure e autentica della condizione umana; uno stato generato dal legame eterno che unisce il contadino alla terra, genitrice assoluta. Tessitori, artigiani, contadini, figure attraverso le quali veicolare un messaggio chiaro ben condensato nella celebre opera i Mangiatori di patate.

Vincent Van Gogh, Ritratto di Joseph Roulin, Vincent Van Gogh mostra Padova
Vincent Van Gogh, Ritratto di Joseph Roulin, 1888
Vincent Van Gogh in mostra a Padova

Siamo sul finire del 1884 quando la ritrattistica stimola l’arte di Van Gogh; volti impressi su tele di piccolo formato in cui le pennellate, fluide e dense di colore, si susseguono rapide in assenza di un sottostante disegno preparatorio.

Poi l’arrivo a Parigi, e l’artista olandese si accosta all’arte moderna, a quella degli Impressionisti; un soggiorno che porta sostanziali modifiche nell’arte di Van Gogh pervadendola di luce e colorandosi di sfumature cromatiche più chiare. Cieli brillanti in cui le pennellate dense riproducono gli spostamenti d’aria, in variare del tempo; tocchi di colore che regalano un senso di materia ad ogni dipinto costruendo la cifra stilistica di un artista amato in ogni angolo del mondo.

La mostra chiude con quella maturazione artistica che giunge nel 1888: uno stile che fonde una personale interpretazione dell’arte di Millet e un’intensità cromatica di ispirazione giapponese. A questo periodo si riferiscono infatti le raffigurazioni luminose di girasoli e di fioritura nei campi, gli interni malinconici nei caffè e le sognanti notti stellate. Opere che trasudano emozioni, sentimenti contrastanti in cui la luce si oppone ad un’oscurità che scaturisce da un animo sensibile eppur tormentato.

Ilenia Maria Melis

Van Gogh. I colori della vita

Centro San Gaetano

via Altinate, 71 – Padova

fino all’11 aprile 2021

www.lineadombra.it

22 thoughts on “Vincent Van Gogh in mostra a Padova”

  1. Che anno sfortunato per tutti, anche per le mostre, appena aperta gliela hanno già chiusa per decreto… Van Gogh è il mio pittore preferito, ho diverse stampe in casa e ho visto con emozione il museo a lui dedicato ad amsterdam. mi piace davvero moltissimo.

  2. Non sono un’esperta d’arte e di quadri in particolare ma se c’è un pittore che adoro è proprio Van Gogh; non so se per i colori caldi usati nei suoi quadri o se per la sua nazione natia e il suo legame con la Provenza (entrambi territori che adoro). Anni fa ho visitato una mostra a Brescia proprio su di lui e che dire, mi emoziona ancora il solo ricordo.

  3. Non mi dispiacerebbe affatto andare a Padova per visitare la mostra dedicata a Van Gogh – anzi, sarebbe sicuramente un’occasione per visitare la città. Mi piace molto questo artista, infatti per Pasqua, se non ci fosse stata la pandemia, sarei dovuta andare nel sud della Francia e visitare il manicomio in cui era stato ricoverato Vincent. Spero di fare prima o poi quel viaggio in Provenza.

  4. Che bello scoprire di questa mostra in Italia. Mia figlia da quando aveva quattro anni ha imparato a riprodurre i quadri di Van Gogh, grazie alla sua maestra di pittura, e mi ha sempre chiesto di portarla ad una mostra del suo pittore preferito. Proverò a portarla qui…

  5. Adoro Van Gogh e ho visitato tutte le mostre possibili che lo riguardano compresa questa e anche la precedente organizzata a Vicenza sempre da Linea d’Ombra. Mi è piaciuto molto l’ordine cronologico che segue la vita del pittore e mostra molto bene la sua evoluzione. Inutile dire che mi sono commossa fino alle lacrime di fronte al suo autoritratto

  6. Con il nuovo dpcm dovrebbe essere ancora possibile visitare questa mostra. Lo spero davvero, perchè adoro Van Gogh e Padova è davvero una città carina.

  7. Spero proprio di riuscire a fare un salto a Padova e visitare la mostra! Le opere di Van Gogh mi hanno sempre affascinato molto, con quelle pennellate così “dense” e cariche di tutto il suo mondo. È stato piacevole ripercorrere grazie a te la sua vita e la sua evoluzione artistica.

  8. Ho una grande passione per Van Gogh, per la sua estrema sensibilità e per il suo modo di percepire il colore come se fosse un’emozione. Sono già stata ad una mostra a lui dedicata, ma rivedrei le sue opere mille volte.

  9. Ricordo ancora quando mi sono trovata davanti alla Notte Stellata al MOMA, è stato davvero emozionante, quindi figurati a ritrovarsi davanti ad ottantadue dei suoi quadri! Non vedo l’ora di andarla a vedere anch’io.

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